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Andrologia, infertilità maschile, sessuologia
- Giovanni M. Colpi
Le azoospermie escretorie: nosografia e approccio diagnostico
Giovanni M. Colpi, Mario Mancini, Elisabetta M. Colpi, Fabrizio Castiglioni
Servizio di Andrologia, Ospedale San Paolo – Polo Universitario, Milano
Le ostruzioni complete bilaterali della
via seminale determinano azoospermia e la loro diagnosi è di solito discretamente
agevole.
Le ostruzioni complete monolaterali o incomplete bilaterali si associano
spesso a oligo-asteno-terato-zoospermia (OAT-syndrome) e sono più difficilmente
riconoscibili.
Tuttavia un’ostruzione totale di una via seminale in un soggetto monorchide
o con un’aplasia germinale nel testicolo controlaterale condizionerà una
azoospermia.
Le ostruzioni vengono classificate in prossimali e distali. Quelle prossimali
interessano le vie seminali intratesticolari, l’epididimo e il dotto deferente
pre-inguinale. Quelle distali coinvolgono il deferente distale ed il tratto
ampullo-vescicolo-duttale.
PATOLOGIA OSTRUTTIVA PROSSIMALE
E’ riscontrabile nel 30-67% degli azoospermici con FSH < 2volte il valore
massimo normale (Dubin, 1971; Hendry, 1983; Jequier, 1985; Micic, 1987;
Jarow, 1989; Pryor, 1992).
Congenita
-disgiunzione tra rete testis e dotti efferenti
-disgiunzione tra dotti efferenti e corpo dell’epididimo
-tubuli epididimari aberranti
-cisti epididimaria, policistosi e micropolicistosi epididimaria
-agenesia di corpus e cauda dell’epididimo
-agenesia deferenziale
-atresia segmentaria del deferente
-Sindrome di Young, Sindrome di Kartagener, Sindrome delle cilia immobili
Acquisita
Ostruzione del tubulo epididimario e/o del dotto deferente da:
-ostruzione della rete testis (p.e. da varicocele intratesticolare)
-iperpressione nei tubuli epididimari (con loro rottura) secondaria ad ostruzione
del dotto ejaculatore
-infezione specifica o aspecifica
-trauma o microtrauma (p.e sull’epididimo; decubito di ernie sul deferente;
ecc.)
-chirurgia inguinale
Le ostruzioni congenite (agenesie parziali dell’epididimo o atresie segmentarie
del deferente) sono talvolta già riconoscibili all’esame obiettivo, altrimenti
dovranno essere confermate da esami più approfonditi.
Le alterazioni acquisite sono spesso associate ad alterazioni palpatorie
dell’epididimo (ingrossamento del caput, o del caput e del corpo, o dell’organo
in toto; dilatazione della coda, indurimenti, irregolarità).
In tali casi un’accurata anamnesi permette solo di porre il sospetto sulla
base di sintomi apparentemente insignificanti o lontani nel tempo, come
episodi di bruciori minzionale, di pollachiuria, di cateterismi uretrali,
di emospermia. La promiscuità sessuale predispone a infezioni acute e croniche
della via seminale, con elevato rischio di ostruzione (anche a carico della
via genitale femminile) (Dalet, 1994). Traumi e microtraumi, legati a incidenti
sportivi o stradali o a particolari lavori, possono essere responsabili
di ostruzioni epididimarie complete o incomplete.
Non raro è lo sviluppo di autoimmunità antispermatozoo successiva all’ostruzione.
Come detto, all’esame obiettivo le ostruzioni epididimarie sono generalmente
sospettabili, ma talora ostruzioni dell’epididimo prossimale non sono diagnosticabili
che con la chirurgia. Nei quadri subostruttivi di solito si percepisce una
minor distensione dell’organo ed una fine irregolarità della superficie.
Appena posto il sospetto va eseguita una diagnosi non invasiva:
-
Ecocolordoppler scrotale: per valutare dimensioni ed ecopattern di epididimi
e testicoli. Alcune patologie possono sfuggire all’esame obiettivo (Noduli
neoplastici incidentali compressivi [non specificamente attinenti alla
patologia in questione, ma non rarissimi nei dispermici]; Varicocele
intratesticolare compressivo; Ectasia della rete testis con alterata
progressione del fluido luminale; Disomogeneità marcata del caput dell’epididimo,
indice di ostruzione; Spermatocele [di per sé palpabile] con effetto
di stasi sulla via seminale).
-
Ecografia transrettale: per escludere una ostruzione delle vie seminali
distali, ciò che permette di meglio ponderare l’ipotesi di un trattamento
per l’ostruzione prossimale. Quasi tutti i fenomeni patogenetici a carico
di prostata e vescicole seminali sono asintomatici eppure determinanti
per la pervietà della via seminale (Calcificazioni periduttali o Calcoli
incuneati nei dotti ejaculatori; Cisti comunicanti o compressive sui
dotti ejaculatori; Stasi flogistica o funzionale nelle vescicole seminali).
-
Anticorpi antispermatozoo su siero e su plasma seminale: sono segni
indiretti di una ostruzione conseguente ad un agente infettivo o ad
una lesione traumatica, alla quale infatti può seguire l’infrazione
della barriera immunologica emato-epididimaria (con contatto del fluido
luminale con leucociti e superossidi tossici).
-
Screening ormonale: un FSH < 7 UI in un’azoospermico è compatibile con
l’ipotesi di un’ostruzione.
-
Screening genetico: il gene CFTR è correlato con agenesia parziale della
via seminale. Nell’ipotesi di una agenesia rilevata all’esame obiettivo,
conviene richiederlo per tempo.
Nel forte sospetto clinico di un’ostruzione completa ed in prospettiva
di una ricanalizzazione microchirurgica della via seminale si ricorre ad
una diagnosi invasiva:
-
Esplorazione scrotale: per identificare il tipo e l’estensione dell’ostruzione
epididimaria (o verificare l’esistenza di una atresia deferenziale,
che dovrebbe essere tuttavia già diagnosticata con l’esame obbiettivo).
L’apertura della vaginale deve essere minimale ed atraumatica, il testicolo
non dovrebbe essere esteriorizzato per evitare successive aderenze;
il riscontro di tubuli dilatati biancastri, giallastri o di aree bluastre
od ocra conferma la patologia ostruttiva, spesso accompagnata da microcisti
epididimarie; la chiusura della vaginale deve essere poco traumatica
e accompagnata da instillazione di eparina o cortisonici per evitare
successive aderenze.
-
Biopsia testicolare: dovrebbe essere sempre eseguita ogniqualvolta non
si possa escludere una componente secretoria dell’azoospermia. Il frammento
bioptico deve essere fissato in liquido di Bouin ed esaminato da un
patologo esperto. Almeno 20 tubuli seminiferi devono essere esaminati
per una corretta diagnosi istologica. Un numero medio di spermatidi
per tubulo superiore a 10 conferma una normale spermatogenesi, e quindi
la diagnosi di azoospermia ostruttiva. Un minor numero di spermatidi,
ma non la loro assenza, conferma una ipospermatogenesi, che in un soggetto
azoospermico può spesso coesistere con una patologia ostruttiva (azoospermia
“mista”: vedi oltre). Un secondo frammento bioptico dovrebbe essere
sempre utilizzato per recuperare e crioconservare spermatozoi da usare
per una eventuale successiva ICSI nel caso la ricanalizzazione chirurgica
delle vie seminali sia impossibile o fallisca. Nel caso di una agenesia
deferenziale, vi è di norma da aspettarsi una spermatogenesi normale,
per cui potrebbero essere considerati eccessivi sia il ricorso all’esplorazione
chirurgica a scopo diagnostico, sia il ricorso alla biopsia testicolare
per crioconservare spermatozoi (TESE): in tal caso, essendo la diagnosi
già pressoché certa, spermatozoi per ICSI possono essere ottenuti a
fresco mediante agoaspirato testicolare (TeFNA).
-
Apertura microchirurgica sequenziale del tubulo epididimario, risalendo
dalla coda al corpo al caput: il riscontro di spermatozoi permette di
localizzare esattamente la sottostante sede dell’ostruzione, anche se
è il riscontro di spermatozoi mobili ad indicare la sede ottimale dell’epididimo
in cui eseguire una tubulovasostomia ricostruttiva microchirurgica,
da eseguirsi nello stessa sessione chirurgica in cui si è aperto il
tubulo epididimario (bisogna sempre ricordarsi di crioconservare una
parte del fluido epididimario aspirato, allorché contiene spermatozoi
vitali).
-
Seminal tract washout: consente di accertare la normale pervietà anatomica
della via seminale a valle dell’ostruzione epididimaria, elemento indispensabile
per il successo di una epididimovasostomia, e di confermare, attraverso
la conferma dell’assenza di spermatozoi a valle dell’epididimo (per
la metodica, vedi oltre), la completezza dell’ostruzione epididimaria
(le ostruzioni incomplete non sono una indicazione ottimale alla chirurgia
ricostruttiva, perché questa, in caso di fallimento, può trasformare
una ostruzione incompleta in completa !).
PATOLOGIA OSTRUTTIVA DISTALE
Congenita
-agenesia o ipoplasia ampullo-vescicolare
-cisti intraprostatiche mediane (cisti mülleriane e del seno urogenitale)
comunicanti o non comunicanti con uno o entrambi i dotti ejaculatori
-cisti intraprostatiche paramediane (cisti wolffiane) (displasia pseudocistica
dei dotti ejaculatori)
-cisti vescicolari
Acquisita
-ostruzione post-flogistica dei dotti ejaculatori
-ostruzione litiasica dei dotti ejaculatori
Funzionale
-atonia ampullo-vescicolare
-ipertonia dei dotti ejaculatori
-dissinergia ampullovescicolare - duttale
Le forme ostruttive distali (soprattutto quelle complete) si presentano
con azoospermia, ipoposia, pH acido e fruttosio seminale ridotto.
A volte all’anamnesi emergono disturbi minzionali irritativi o ostruttivi,
pregressa emospermia, uretroprostatiti e/o uretriti acute eventualmente
cronicizzate.
All’esame obiettivo talora la prostata si presenta di consistenza aumentata
e irregolare. Raramente si possono palpare cisti intraprostatiche o all’incisura
prostato-vescicolare, che sono però molto indicative dal punto di vista
diagnostico.
Diagnosi non invasiva:
-
Ecocolor-doppler scrotale: per escludere una concomitante orchiopatia
o epididimopatia.
-
Ecografia transrettale: andrebbe sempre eseguita in tutte le azoospermie
non sospette come secretorie quando il volume seminale è < 1,5 ml, in
condizioni standard di astinenza sessuale. Essa chiarisce spesso la
sede dell’ostruzione. Vescicole seminali di diametro > 15 mm subito
dopo ejaculazione, specie con aree anecoiche al loro interno, suggeriscono
una stasi da ostruzione anatomica o “funzionale”; dotti ejaculatori
dilatati o sclerotici o con calcoli al loro interno, o cisti intraprostatiche
mediane e paramediane, o cisti a sviluppo retrovescicale depongono chiaramente
per una ostruzione seminale distale. In caso di dubbio, lo studio ecografico
transrettale può essere ripetuto qualche giorno più tardi in forma “dinamica”,
cioè confrontando le immagini delle vie seminali distali prima dell’ejaculazione
(con una astinenza sessuale di 3-5 giorni) e subito dopo eiaculazione:
p.e. in caso di ostruzione degli orifizi dei dotti ejaculatori, le immagini
post-ejaculatorie evidenzieranno un aumento (anziché una riduzione)
del calibro sia delle vescicole seminali, sia dei tratti pre-orifiziali
dei dotti ejaculatori.
In presenza di cisti intraprostatica si propone una diagnosi mini-invasiva
a mezzo di Puntura ecoguidata della cisti: previa copertura antibiotica
e pulizia con clistere medicato dell’ampolla rettale, si aspira il contenuto
della cisti per via transrettale ecoguidata con ago Chiba 22G. Il liquido
viene analizzato per ricerca di spermatozoi. La loro presenza conferma che
si tratta di cisti comunicante con le vie seminali. In assenza di spermatozoi,
bisogna far ejaculare il paziente e ricontrollare ecograficamente la cisti:
se non risulta più visibile, ciò significa che la cisti non comunica con
le vie seminali; se essa appare nuovamente distesa da fluido seminale, significa
che la cisti comunica con almeno una via seminale ma che coesiste un’ostruzione
epididimaria (che spiega l’assenza degli spermatozoi).
In previsione di una riapertura chirurgica della via seminale distale mediante
resezione o incisione endoscopica dell’orifizio del dotto ejaculatore o
di un dotto ejaculatore cistico si procede ad una diagnosi invasiva:
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Esplorazione scrotale: per verificare lo stato dell’epididimo (in genere
leggermente dilatato in presenza di una ostruzione distale) e per identificare
una eventuale ostruzione epididimaria concomitante o più spesso secondaria,
che controindicherebbe una chirurgia disostruttiva distale endoscopica.
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Seminal tract washout (STW): valuta la pervietà anatomica delle vie
seminali distali e consiste in un lavaggio anterogrado delle vie seminali
a partire dal tratto più prossimale del dotto deferente (Colpi, 1994).
Dopo aver incannulato ogni dotto deferente con un Butterfly 25G corto
(9,5 mm), vi si inietta soluzione fisiologica con blu di metilene (ottimalmente:
25 ml per parte usando siringhe da 2,5 ml). Se il liquido procede nelle
vie seminali facilmente, senza incontrare particolare resistenza, non
è necessario di solito alcun controllo radiologico. Il materiale rimosso
dal lavaggio delle vie seminali, spinto in vescica, viene recuperato
tramite cateterismo (in alternativa, con le prime due minzioni). Esso
viene centrifugato, gli spermatozoi ricercati nel pellet, e, se repertati,
contati in camera di Makler in modo da arrivare ad avere il numero assoluto
degli stessi. Il riscontro di una elevata quantità di spermatozoi (numerose
decine o, più spesso, centinaia di milioni) nel liquido di lavaggio
in un paziente azoospermico depone o per una cisti mülleriana che comprime
estrinsecamente entrambi i dotti ejaculatori o per una ostruzione dei
dotti ejaculatori da materiale seminale ispessito [che viene rimosso
dallo stesso STW, per cui spesso il paziente appare “ricanalizzato”
dopo l’indagine con la ricomparsa di spermatozoi nell’ejaculato] o per
una ostruzione “funzionale” delle vie seminali [atonia ampullo-vescicolare].
Se l’iniezione del liquido appare difficile e la dilatazione del deferente
tra le dita del chirurgo all’atto della iniezione del liquido conferma
il corretto posizionamento del Butterfly all’interno del lume deferenziale,
va sospettata una ostruzione del deferente prossima alla sede dell’iniezione
(ostruzione prossimale); lo stesso reperto ma con materiale seminale
biancastro o bruno che, cessata la spinta iniettoria, refluisce nella
siringa depone per una iperpressione all’interno delle vie seminali
distali da ostruzione totale del dotto ejaculatore; se si riescono ad
iniettare soli pochi ml di liquido di lavaggio, si sospetteranno o una
ostruzione completa post-infiammatoria del dotto ejaculatore o una cisti
a fondo cieco nella quale va a vuotare lo stesso dotto ejaculatore.
In questi ultimi tre casi è opportuno eseguire una
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Video-Deferentovesciculografia (DVG). L’esperienza clinica ha dimostrato
che il ricorso a questa indagine contrastografica, ideale per il solo
studio morfologico delle vie seminali distali, è utile soltanto nel
caso si sospettino vistose anomalie anatomiche. Tra l’altro, se l’ostruzione
distale è completa, in genere il materiale seminale denso da tempo ristagnante
all’interno delle vie seminali impedisce la progressione del contrasto,
per cui in condizioni ordinarie l’indagine non riesce ad identificare
esattamente né la sede dell’ostruzione nè la conformazione della via
seminale in tal punto. Questi due importanti dettagli possono essere
chiariti solo grazie alla peristalsi ejaculatoria, allorchè l’indagine
viene eseguita in anestesia locale ed il paziente riesce ad indurre
un’ejaculazione, cosa ovviamente non sempre facile ad ottenersi (Ichijo,
1981).
A conclusione, riteniamo utile riportare
una nostra osservazione, e cioè che, come più spesso ci è capitato nei casi
di OAT-syndrome, anche in taluni casi di azoospermia abbiamo talvolta osservato
che il precedente clinico che aveva esaminato il paziente non era arrivato
ad una diagnosi esaustiva, per la presenza di dati patologici evidenti quali
un varicocele voluminoso o un quadro istologico di ipospermatogenesi ad
una precedente biopsia testicolare che ne avevano monopolizzato l’attenzione,
dirottandolo verso una diagnosi di azoospermia (puramente) non-ostruttiva
(ma perché una ipospermatogenesi non gravissima dovrebbe essere la sola
causa dell’assenza di spermatozoi nell’ejaculato ?). E’ infatti noto che
le ostruzioni acquisite, specie di vecchia data, comportano anche un danno
progressivo della funzione spermatogenetica (Lipshultz, 1977). Nella nostra
esperienza abbiamo riscontrato come, al termine di un protocollo diagnostico
rigoroso come quello sopra enunciato, circa un terzo delle azoospermie dovessero
essere considerate di natura “mista”, cioè con coesistenti componenti secretoria
ed ostruttiva (Colpi, 2000). Il corretto riconoscimento di tali forme ci
sembra tutt’altro che capzioso, non solo per le prospettive terapeutiche
ma anche per le future implicazioni medico-legali. E’ stato dimostrato infatti
(Tournaye, 2002) che i risultati della ICSI con spermatozoi prelevati chirurgicamente
nelle azoospermie ostruttive sono migliori che nelle azoospermie secretorie;
si sa inoltre che i nati da padri azoospermici ostruttivi, a parte il problema
CFTR, sono gravati da minori rischi genetici di quelli nati da padri con
azoospermia non-ostruttiva. E’ nostra opinione pertanto che la corretta
identificazione dei casi di azoospermia “mista” e più specificamente di
quei casi in cui la componente ostruttiva è verosimilmente primitiva e quella
secretoria secondaria (a nostro avviso vi è oggi una moderata sovrastima,
difficilmente calcolabile nella sua reale entità, di diagnosi di azoospermie
non-ostruttive e quindi, probabilmente, anche una sovrastima dei risultati
positivi delle ICSI riferite alle azoospermie non-ostruttive), potrebbe
orientare il clinico a ricorrere più “tranquillamente” alla ICSI che non
negli altri casi, nella consapevolezza cioè di maggiori probabilità di successo
e di minori rischi genetici.
Bibliografia
Si consiglia la consultazione delle seguenti Guidelines (dove sono reperibili
tutte le referenze citate nel testo):
-
G.M. Colpi, T.B. Hargreave,
G.K. Papp, J.M. Pomerol, W. Weidner. “Obstructive Azoospermia”, Guidelines
on Infertility, pp. 24-29. Guidelines of the European Association of
Urology, EAU Central Office, Arnhem, The Netherlands, 2001
(www.uroweb.nl/files/uploaded_files/guidelines/infertility.pdf)
-
G.M. Colpi, G. Franco, E.
Greco, A. Ortensi, R. Palermo. “Linee guida su: La azoospermia: diagnosi”.
Giornale Italiano di Andrologia, 5: 2-13, 1998
-
G.M. Colpi, C. Bettocchi,
G. Franco, E. Greco, A. Ortensi, L. Negri. “Linee guida su: La azoospermia:
terapia”. Giornale Italiano di Andrologia, 7, 79-103, 2000
Referenze non reperibili nelle suddette Guidelines:
-
G.M. Colpi et al.: “Only
a full diagnostic surgery allows a correct classification of azoospermic
men entering a TESE-ICSI programme” . Human Reprod., Proceedings of
the 16th Annual Meeting of the European Society of Human Reproduction
and Embryology (ESHRE). (Bologna, 25-28 June 2000), 2000
-
H. Tournaye : Data about
ICSI results in OA and NOA patients. From “ICSI : a technique too far
?“, oral presentation at the 2nd European Congress of Andrology (Malmoe,
Sweden, 19-22 September 2002), 2000.

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Redattore: Aldo Campana,
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