Andrologia, infertilità maschile, sessuologia - Giovanni M. Colpi

Basi biochimiche del desiderio ed ipotesi di terapia biologica

M. Mancini, G.M. Colpi
Unità di Andrologia, Ospedale San Paolo, Milano

XVI Incontro Sezione Lombardo-Piemontese-Valdostana della Società Italiana di Andrologia

Milano, 22 maggio 2004

La libido è un impulso primordiale normalmente rappresentato nell’uomo e nella donna in salute. Gli studi di etologia ne sottolineano l’importanza allo scopo di garantire la sopravvivenza della specie.
La libido può essere ridotta da stati patologici (sindromi ansioso-depressive, ipogonadismo, iperprolattinemia, stress), da trattamenti medici (antidepressivi) e può essere modificata a seguito di stimoli mnemonici e sensoriali (visivi, olfattivi, uditivi, tattili, gustativi). Ne consegue una modifica a catena di alcuni neurotrasmettitori centrali.
L’NPY, secreto in sede centrale, sembra agire stimolando la fame ed il desiderio sessuale. La privazione del cibo, come avviene nell’anoressia, induce la scomparsa del desiderio sia per il cibo che per il sesso.
La serotonina ha effetto inibitorio sul comportamento sessuale. Gli inibitori del reuptake di serotonina impiegati nelle sindromi depressive determinano un’inibizione della libido.
La dopamina ha effetto favorente sul comportamento sessuale. Tra le sedi di azione ricordiamo quella mesolimbica che stimola il desiderio sessuale. L’impiego clinico della apomorfina non ha però dato risultati in termini di incremento della libido ma solo modesti risultati sulla qualità dell’erezione.
La noradrenalina in sede centrale favorisce i fenomeni erettili. Uno stimolo centrale sui recettori alfa2-adrenergici presinaptici blocca il rilascio di noradrenalina che innesca la risposta sessuale centrale. Per questo farmaci coma la yohimbina agiscono a livello centrale bloccando i recettori alfa2 e permettendo il rilascio di noradrenalina in prossimità dei recettori delle regioni spinali proerettili. In sede centrale è documentato nel ratto lo stimolo sulla libido. Gli studi in doppio cieco e le metanalisi documentano un’efficacia sull’erezione superiore al placebo e l’utilità dell’impiego nel deficit erettile a genesi psicogena. Deve essere approfondita l’utilità nei disturbi del desiderio.
L’ossitocina, prodotta dall’ipofisi in concomitanza con la suzione del capezzolo, stimola il desiderio di maternità nella madre e un desiderio di protezione del piccolo. Nel ratto sono state identificate terminazioni nervose che producono ossitocina stimolando i centri spinali dell’erezione. Tali effetti sono aboliti dalla castrazione e sono dunque sotto il controllo del testosterone.
Il testosterone promuove il comportamento sessuale nell’uomo che diviene importante durante la pubertà quando i valori ormonali si innalzano. I livelli di testosterone nel soggetto eugonadico sembrano correlati al livello di interesse sessuale e al numero di orgasmi ma i dati sono ancora contraddittori. Ciò sembra valido anche per la donna. Un esercizio fisico submassimale come avviene negli allenamenti degli atleti e negli addestramenti militari riduce i livelli di testosterone. Un trattamento che riporti a livelli fisiologici un testosterone mancante aumenta la libido. Al contrario tale ormone non è determinante per l’erezione in quanto le erezioni notturne negli ipogonadici possono essere normali. Nella sindrome di Klinefelter, pur in presenza di ipogonadismo, spesso coesiste una regolare vita sessuale. Gli eunuchi negli harem talvolta riuscivano a soddisfare le concubine.
Ad oggi una terapia etiologica dei disturbi del desiderio è ancora da definire, in attesa di un miglioramento delle conoscenze ancora frammentarie.

 
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Redattore: Aldo Campana,