|
Andrologia, infertilità maschile, sessuologia
- Giovanni M. Colpi
Infertilità maschile : inquadramento epidemiologico e diagnostico
G.M. Colpi e G. Piediferro
Servizio di Andrologia, Ospedale San Paolo - Polo Universitario, Milano
Introduzione ed inquadramento epidemiologico
Storicamente, l’infertilità ha rappresentato da sempre
un problema sentito in tutte le società (Shamma & De Cherney – 1997) : i
primi scritti risalgono ad alcuni papiri egiziani risalenti al 2200 a.C.
e inoltre numerosi sono i riferimenti biblici sull’importanza della procreazione
(“…prolificate , moltiplicatevi e riempite il mondo…” – Genesi 1:28) e sulla
concezione di maledizione divina per l’infertile (“…registrate questo uomo
con la dicitura senza figli…”- Geremia 22:30). Ad Ippocrate (460-370 a.C.)
si deve il primo trattato “sul seme”, mentre sarà la medicina romana a riconoscere
come causa del declino della fertilità, già allora evidenziato, l’avvelenamento
da piombo, la promiscuità dei rapporti sessuali ed il ricorso a bagni caldi.
Nella tab. 1 si possono evincere i dati di prevalenza di coppie senza figli
riportate in varie casistiche (Strickler, 1997).
Tab. 1 : Coppie senza figli nelle Nazioni
sviluppate (Strickler, 1997)
| Paese |
Anni |
Prevalenza
(%) |
| Canada |
1986 –
1901
1911 – 1916
1926 – 1931
1951 – 1956
1961
1971
1981 |
14,6
14
8,4
15,4
13,5
16,3
21,5 |
| Danimarca |
1984 –
1987 |
13 |
| Scozia |
1945 –
1988 |
14 |
| Svezia |
1810 –
1870 |
13,6 |
| Stati Uniti |
1965
1982
1988 |
13,3
13,9
8,4 |
In Italia avvengono circa 240.000 nuovi matrimoni/anno : a 2 anni, 48.000
coppie scoprono di avere difficoltà a concepire, per cui oltre 20.000 di
esse all’anno chiedono consulenza medica per infertilità e circa la metà
si sottopongono a trattamenti di fecondazione assistita (Menchini Fabris
& Turchi, 1997).
Epidemiologia dell’Infertilità di coppia: Cenni di statistica
(Guzick, 1990)
Risulta complesso definire la situazione intermedia tra stato di fertilità
(capacità di concepire, cioè di dare inizio ad una gravidanza) e stato di
infertilità (incapacità a determinare l’inizio di una gravidanza), quello
cioè che si definisce stato di ipofertilità, che potrebbe definirsi come
la condizione in cui una coppia concepisce meno figli di quelli desiderati
o riesce ad averne solo dopo un lungo intervallo di tempo. La correlata
situazione di ipofecondabilità è la ridotta capacità di concepire nel corso
di un ciclo ovulatorio. Per definizione la Fecondabilità (P) è zero nella
coppia sterile (P=0) e raggiunge un massimo del 25% nella coppia fertile
(P= 25 / 100) ; infatti mentre nella coppia sterile ad ogni ciclo ovulatorio
non si verifica la fecondazione dell’ovocita, in quella fertile è stato
calcolato statisticamente che la fecondazione si realizza in media 1 volta
ogni 4 cicli (Ritardo Necessario a Concepire, RNC = 1/P = 4). Gli studi
statistici affermano che in 100 coppie sicuramente fertili solo dopo due
anni di rapporti utili si raggiunge un plateau di concepimenti, che non
è del 100% ma solo del 97%, persistendo un 3% di coppie fertili secondo
gli attuali mezzi diagnostici ma che rimarranno senza figli (definite fertili
sfortunate). L’analisi delle curve possibili correlate alla formula RNC=1/P
permette di dare la percentuale di probabilità di concepimento dopo due
anni di rapporti utili.
Studi epidemiologici sulla popolazione generale riportano una percentuale
di concepimento dell’ 80-85% entro 12 mesi di rapporti liberi (Vessey et
al.,1978). Le restanti coppie che non hanno gravidanza entro 2 anni possono
avere destini diversi : la metà delle coppie senza anomalie andrologiche
e ginecologiche otterrà una gravidanza entro i successivi 6 anni (Keller
et al., 1984) mentre in presenza di OligoAstenoTeratospermia medio-severa,
solo il 22-35% delle coppie otterrà gravidanza spontanea entro 12 anni (Schoysman,
1994) .
E’ ben riportato in letteratura (Strickler, 1997) che la fertilità di una
coppia correla con la frequenza coitale e con l’età della donna, mentre
non è dimostrata alcuna correlazione con l’età dell’uomo; tra i fattori
influenzanti la fertilità sono sicuramente riconosciuti:
-
il fumo di sigaretta (Howe
et al., 1985),
-
l’esecizio fisico con la
dieta e le variazioni del peso corporeo (Rebar, 1983), meno evidente
per il maschio (Schinfeld, 1989),
-
fattori psico-emozionali
(Paulson et al., 1988),
-
patologie mediche e chirurgiche
tra le quali, per il versante maschile, sono primariamente chiamati
in causa il varicocele, il criptorchidismo e le orchialgie acute (sia
da torsioni funicolari che dalle meno conosciute “spermatorragie”, microrotture
del tubulo epididimario descritte da Schoysman sin dal 1981),
-
farmaci (chemioterapici antiblastici,
ma anche antibiobici, metoclopramide, cimetidina, fenotiazine, ecc.)
ed agenti chimici (stupefacenti, prodotti dell’industria della plastica)
e fisici (ipertermia, radiazioni),
-
infezioni pelviche e MST.
Ormai è ben conosciuto che il problema infertilità, coinvolgente circa
il 15-20% delle coppie, riconosce (Skakkebaek et al., 1994):
-
per il 30-40% una causa maschile,
-
per il 30-40% una patologia
femminile,
-
per il 20% un problema sanitario
di entrambi e
-
per il restante 10-20% una
causa idiopatica.
Nella tab.2 è riportata le percentuali di incidenza delle varie patologie
nell’infertilità maschile in varie casistiche della letteratura.
Tab. 2 : Etiopatogenesi dell’infertilità maschile
| Patologia associata |
Dubin e Amelar,
1971
(%, su 1294 pz) |
Van Zyl, 1975
(%, su 596 pz) |
WHO, 1966
(%, su 7057 pz) |
Behre, 1994
(%, su 7802 pz) |
| Infezioni |
- |
26 |
6,6 |
9,0 |
| Varicocele |
39 |
24 |
12,3 |
16,6 |
| Anomalie cromosomiche |
3 |
12 |
2,1 |
- |
| Criptorchidismo |
4 |
3 |
- |
8,5 |
| Endocrinopatie |
9 |
2 |
0,6 |
8,9 |
| Ostruzioni |
7 |
3 |
- |
1,5 |
| Idiopatica |
38 |
30 |
48,5 |
31,7 |
| Sessuale |
- |
- |
1,7 |
5,7 |
| K. testicolo |
- |
- |
- |
2,3 |
| Malattie sistemiche |
- |
- |
- |
5,0 |
L’incidenza dell’infertilità di coppia (ed in particolare di quella secondaria
a fattori maschili) è destinata tristemente ad innalzarsi a causa dei fattori
sociali (mutamenti socio-culturali ed economici che innalzano sempre più
l’età media della prima ricerca di gravidanza) e dei fattori ambientali
(inquinamento fisico/chimico, alimentare e non, alterante la spermatogenesi:
da estrogeni, pesticidi, solventi, vibrazioni, alte temperature, agenti
chimici, campi magnetici, radiazioni ionizzanti).
Il Registro Nazionale sulla Procreazione Medico-Assistita, creato nel 1992
presso l’Istituto Superiore di Sanità e non certo esauriente come termometro
epidemiologico dell’infertilità maschile in quanto rivolto ad una popolazione
selezionata e compilato solo su dati anamnestici, rappresenta comunque un
passo importante verso il pieno riconoscimento della Infertilità Maschile
come patologia sociale e quindi un’altra delle legittime motivazioni per
la necessità di riconoscere alla Andrologia il ruolo di specialità medica
autonoma (Menchini Fabris &Turchi, 1997).
La diagnostica dell’infertilità maschile
Gli scopi che deve prefiggersi l’andrologo in questo campo, sono fondamentalmente
(Colpi, 1999; Piediferro, 2000a):
-
Selezionare i pazienti nei quali la correzione di una
patologia offre elevate probabilità di miglioramento seminale, consentendo
concepimenti spontanei o il ricorso a tecniche di fecondazione assistita
a bassa tecnologia.
-
Identificare i pazienti nei quali è possibile recuperare
chirurgicamente spermatozoi per tecniche di fecondazione assistita ad
alta tecnologia, in alternativa alla inseminazione eterologa.
Nell’ottica di un inquadramento diagnostico ultrarapido della patologia
maschile, seguito particolarmente nel nostro Centro, l’approccio standard
è rappresentato da :
-
Anamnesi accurata con valutazione
anche del fattore femminile
-
Esame obiettivo
-
Spermiogramma
-
Ecocolordoppler scrotale
-
Ecografia transrettale di
prostata, vescicole seminali e dotti eiaculatori.
In relazione ai risultati di queste indagini, proporzionatamente alla
gravità ed al tipo di infertilità, si passerà eventualmente ad una diagnostica
di 2° livello rappresentata da :
-
Diagnostica ormonale
-
Diagnostica genetica (Cariotipo,
studio delle microdelezioni dell’Y – DAZ)
-
Test seminali di 2°-3° livello
-
Esami citologici / colturali
su secreto prostatico (EPS)
-
Diagnostica invasiva
Nell’anamnesi saranno accuratamente ricercati la parotite epidemica,
pregresse terapie per criptorchidismo e/o testicoli migranti, orchialgie,
orchiepididimiti, torsioni o altre patologie chirurgiche o mediche a carico
dei genitali, mentre un’attenzione particolare verrà rivolta alla durata
dell’infertilità, alle eventuali pregresse gravidanze con altro/altra partner,
all’età della coppia (specie della donna) e alla presenza di disfunzioni
sessuali (alterazioni dell’ejaculazione e/o dell’erezione): la ricerca dei
fattori di rischio ambientali, alimentari e lavorativi rappresenteranno
infine un utile ed indispensabile contributo per le impostazioni profilattiche
e terapeutiche.
Con l’accurato esame obiettivo generale saranno in particolare valutate
le gonadi (dimensioni, orientamento, mobilità, consistenza), l’asta (anomalie
congenite o acquisite), la prostata e le vescicole seminali (adenoma, cancro,
uretro-prostatiti, vesciculiti, prostatorrea).
Per evitare sovrapposizioni con altri capitoli, non si parlerà qui della
seminologia, della diagnostica ormonale e della diagnostica immunologica
ed infettivologica.
Punteremo la nostra attenzione fondamentalmente sulla diagnostica ecografica
e su quella invasiva.
Diagnostica ecografica dell’infertilità maschile (Colpi
et al.-1997)
1) L’Ecografia Scrotale (ES)
Nella diagnostica dell’infertilità maschile, l’ES ha lo scopo di
-
confermare o documentare
patologie il cui trattamento medico o chirurgico può migliorare la qualità
del seme (Varicocele, Anomalie epididimarie compatibili con ostruzione
parziale o completa dell’organo, Idrocele, Malposizionamenti delle gonadi)
-
riconoscere patologie responsabili
di dispermia, non correggibili e nelle quali l'unica soluzione può rimanere
la fecondazione medicalmente assistita: Orchiopatia secretoria, Microlitiasi
testicolare, Ectasia della rete testis
-
riconoscere patologie interferenti
con la salute generale del paziente come il Carcinoma in situ del testicolo
o una neoplasia comunque non palpabile (reperti ecografici occasionali)
.
Non è da sottovalutare poi il fatto che la documentazione ultrasonografica
viene oggi spesso utilizzata come elemento probatorio nei sempre più frequenti
casi di contenzioso tra medico e paziente, e pertanto una ES accuratamente
refertata è opportuna prima di proporre qualsiasi tipo di intervento chirurgico
inerente la fertilità maschile.
Note di tecnica
Prima di iniziare l’esame il medico deve richiedere al paziente informazioni
sintetiche sulla sua storia clinica e seminologica ed eseguire una visita
che appuri la sede, le dimensioni e la consistenza dei testicoli, degli
epididimi e dei dotti deferenti. Sono auspicabili anche una valutazione
del plesso pampiniforme in ortostatismo e l’ispezione di eventuali forme
di ipermobilità gonadica.
L’indagine deve essere condotta con apparecchiature ad alta definizione,
dotate di sonde ad alta frequenza. Nel nostro Centro utilizziamo apparecchiature
Esaote AU4 e AU5 con sonde lineari da 7,5-10 MHz (per lo studio dell’epididimo
sono disponibili anche sonde da 13 MHz). Lo strumento deve fornire un eccellente
dettaglio sull’ecopattern epididimario (sede di frequenti anomalie della
canalizzazione della via seminale) e della polpa testicolare (una polpa
finemente disomogenea deve orientare verso una patologia secretoria).
Gli organi intrascrotali devono essere studiati sia in clino- che in ortostatismo,
possibilmente in condizioni di astinenza sessuale standard. Il nostro Gruppo
esegue da sempre l’esame a poche ore di distanza da una ejaculazione. In
tal modo è possibile escludere che una dilatazione epididimaria sia da imputare
ad una astinenza sessuale protratta, mentre l’iperafflusso sanguigno locale
favorisce la documentazione di piccoli varicoceli. I testicoli, gli epididimi
ed il funicolo devono essere valutati con scansioni longitudinali e trasversali.
Il testicolo
Il volume testicolare può essere calcolato con la formula dell’ellissoide
[0.52 x a x b x c (dove a, b, c sono i tre diametri testicolari)], sebbene
le moderne apparecchiature possiedano il software necessario per calcolarlo
automaticamente.
La ecostruttura del testicolo è caratterizzata da echi fini, addensati,
disposti con grande omogeneità, la cui intensità è medio-alta. Ogni disomogeneità
deve essere considerata anomala (Menchini-Fabris et al., 1989).
Testicoli interessati da orchiti o orchipessati , oppure con lesioni aspecifiche
del tipo sclerosi tubulare o fibrosi interstiziale spesso presentano ecopattern
finemente disomogeneo, con aree debolmente iper- o ipo-ecoiche e di estensione
variabile da gonade a gonade e da soggetto a soggetto (Einstein et al.,
1992; Lenz et al., 1994). Per contro i pazienti affetti da arresti maturativi
puri della spermatogenesi hanno gonadi di aspetto ecografico normale.
Lenz et al. (1993) hanno proposto una classificazione dell’ecopattern testicolare
basato su uno score da 1 a 5 (1: molto regolare; 2: lievemente irregolare;
3: irregolare con piccole aree di disomogeneità; 4: irregolare con ampie
zone disomogenee; 5: irregolare con aree ben demarcate che fanno sospettare
una neoplasia). Nella popolazione generale lo score mediano risulta pari
a 2, mentre nella popolazione degli infertili è pari a 3 (Lenz et al., 1994).
Microlitiasi testicolare
Si tratta una anomalia abbastanza rara caratterizzata dalla presenza di
microcalcificazioni (0,5-2 mm di diametro) all’interno dei lumi dei tubuli
seminiferi. La microlitiasi testicolare è stata descritta bilateralmente
in giovani maschi criptorchidi o con ritardata discesa delle gonadi nello
scroto, in pazienti affetti da sindrome di Klinefelter, da microlitiasi
alveolare del polmone e da seminoma testicolare.
Sotto il profilo ecografico il parenchima testicolare presenta minuscoli
foci iperecoici privi di cono d’ombra. La densità di tali foci appare molto
variabile all’interno del parenchima, passando da poche decine fino a un
migliaio. Questi ultimi casi, definiti da Roberts and Loughran (1993) “testicoli
a tempesta di neve” sono spesso associati a neoplasia testicolare. La microlitiasi
testicolare deve essere distinta da altre tipi di aree testicolari iperecoiche:
calcificazioni di granulomi, di ematomi o di tumori : in questi casi di
norma l’area risulta solitaria e di dimensioni maggiori. Anche l’anamnesi
e la palpazione (piccoli noduli intratesticolari o irregolarità dell’albuginea)
aiutano nella diagnosi differenziale.
Lesioni testicolari.
L’esecuzione routinaria della ES su maschi infertili consente non raramente
di osservare noduli ben demarcati nel testicolo, che fanno sospettare una
patologia neoplastica. Tali lesioni possono essere singole o multiple, localizzate
nella parte centrale o periferica della gonade. In alcuni casi si osserva
una abbondante vascolarizzazione peri- ed intralesionale, in altri casi
anche il power-doppler non evidenzia alcun flusso arterioso iuxta-lesionale.
Le dimensioni variano da pochi millimetri fino a 1 centimetro. Altre volte
tali aree presentano un ecopattern disomogeneo (iper-ipo-anecoico) e l’esame
istologico documenta fenomeni di necrosi, emorragia o calcificazioni. Qualunque
anomalia ecografica nodulare del testicolo va considerata una potenziale
neoplasia e va quindi gestita di conseguenza, specialmente quando la si
osservi in testicoli orchipessati, o ipotrofici, o in pazienti nei quali
sia nota una anomalia cromosomica.
Il tasso di neoplasie maligne riscontrate occasionalmente nel corso di accertamenti
risulta più elevato nella popolazione degli infertili (1/200), rispetto
alla popolazione generale europea (1/20.000) (Behre et al., 1995; Pierik
et al., 1999): nella nostra esperienza il tasso risulta (~1/550).
La rete testis
L’ilo risulta sempre visibile come una banda iperriflettente disposta lungo
l’asse maggiore del testicolo, in prossimità del margine posteriore. L’ilo
testicolare è formato da tessuto connettivo, vasi sanguigni, nervi e dai
dotti seminali intratesticolari (rete testis, tubuli efferenti).
La più comune anomalia dell’ilo testicolare è sicuramente l’ectasia della
rete testis. Essa consiste in una dilatazione abnorme dei tubuli che formano
la rete testis. Sotto il profilo ecografico si presenta come un insieme
più o meno ampio di strutture tubulari od ovalari anecoiche, dotate di orletto
iperecoico. Per evitare di confondere l’ectasia della rete testis con vasi
sanguigni del mediastino (in particolare le vene dilatate nei portatori
di voluminosi varicoceli), è necessaria una accurata valutazione power-doppler
della lesione.
Le cause della ectasia possono essere congenite o acquisite.
Nel primo gruppo rientrano le forme associate a gravi anomalie dell’apparato
urinario, o ad agenesia del dotto deferente e del rene ipsilaterale.
Le forme acquisite di ectasia della rete testis sono di norma secondarie
ad ostruzioni post-traumatiche o post-flogistiche della via seminale a valle.
Anche il varicocele intrailare può causare ectasia della rete testis.
Da una ricerca in corso presso il nostro Centro sembra emergere che la prevalenza
della ectasia della rete testis è cinque volte più elevata nella popolazione
infertile rispetto a quella generale, e che essa si associa spesso ad azoospermia
ostruttiva.
L’epididimo
L’epididimo risulta sempre valutabile nella porzione cefalica, la cui sezione
longitudinale appare come un semicerchio con base adagiata sul polo superiore
del testicolo. In alcune sezioni può assumere forma vagamente triangolare.
Il corpo dell’epididimo non è sempre facilmente distinguibile, mentre la
coda (o meglio l’ansa epididimo-deferenziale) risulta meglio investigabile.
Il caput epididymis normale (ideale) mostra un ecopattern omogeneo, isoecoico
rispetto a quello della gonade. Con il termine ecopattern disomogeneo si
intendono tutti quei quadri anomali caratterizzati dalla presenza di aree
iper- e/o ipo-ecoiche, microcalcificazioni, cisti o microcisti. Il caput
epididymis è la sede più frequente di ostruzione o subostruzione (congenita
o acquisita) e non infrequentemente, insieme alla coda, tende a dilatarsi
quando sia presente una ostruzione delle via seminale a valle (dotto deferente,
dotti ejaculatori). Un ecopattern disomogeneo del caput epididymis si associa
frequentemente a processi di natura ostruttiva (Colpi et al., 1994).
Il varicocele
Il reflusso nella vena spermatica interna e la conseguente dilatazione del
plesso pampiniforme rappresentano gli elementi indispensabili per poter
emettere diagnosi di varicocele.
Il grado dell’ectasia si valuta con la palpazione:
-
III grado: è il varicocele
già evidente alla ispezione;
-
II grado: è quello ben apprezzabile
alla palpazione (ma non visibile);
-
I grado: è quello piccolo,
dubbio, che sembra aumentare sotto manovra di Valsalva.
Il secondo elemento cardine del varicocele, vale a dire il reflusso venoso,
si analizza con il doppler ad onda continua o preferibilmente con ecocolordoppler.
Il reflusso può essere:
-
Basale, rispettivamente continuo
o intermittente espiratorio in presenza di svalvolamento totale o sub-totale
della vena spermatica interna.
-
Presente esclusivamente in
corso di manovra di Valsalva (in condizioni basali non si registra alcun
reflusso, ma la manovra evoca un reflusso protratto).
-
Assente o di brevissima durata
in corso di manovra di Valsalva.
L’associazione delle tre classi palpatorie e delle tre classi flussimetriche
danno origine a quadri con significato clinico differente.
-
Varicocele di II-III grado
con reflusso basale: non vi sono dubbi circa l’esistenza della patologia.
-
Varicocele di I grado, oppure
non palpabile ma con reflusso basale (è il “varicocele subclinico”).
-
Varicocele di I-II grado
con reflusso esclusivamente nel corso di manovra di Valsalva: non è
assolutamente certo che sia un reperto patologico. La presenza di un
reflusso solamente in corso di manovra di Valsalva può essere causata
da un parziale svalvolamento della vena spermatica oppure dall’esistenza
di una sola valvola continente posta in sede molto craniale.
-
Ectasie venose di I-II grado
senza alcun reflusso basale e indotto, oppure di breve durata in corso
di manovra di Valsalva: da considerarsi come un quadro fisiologico.
Sotto il profilo tecnico l’ecocolordoppler scrotale deve essere eseguito
con una apparecchiatura dotata di sonda ad alta definizione da 7-10 Mhz.
L’indagine prevede innanzitutto la valutazione ecografica B-mode delle vene
intrascrotali, con il paziente in posizione supina. L’esame morfologico
consente di quantificare il numero, la sede ed il diametro delle vene. Il
paziente quindi si pone in ortostatismo. La sonda viene immediatamente posizionata
sullo scroto con la funzione color-flow mapping già attiva. Ciò consente
di apprezzare facilmente la presenza di attività venosa peritesticolare,
distinguendo le forme caratterizzate da assente o da brevissimo reflusso
indotto dal passaggio dal clino- all’ortostatismo, da quelle in cui si rileva
un importante reflusso venoso che cessa dopo pochi secondi, ed ancora da
quelle in cui il reflusso basale si mantiene costante. In quest’ultimo caso
si procede ad inserire la funzione doppler pulsato che consente di determinare
il carattere venoso e la velocità del reflusso continuo (1-3 cm/sec. = bassa
velocità; 4-6 cm/sec.= media velocità; >6 cm/sec.= alta velocità). In assenza
di segnale spontaneo si inserisce la funzione power-doppler che consente
di intercettare reflussi anche a bassissima velocità, ricorrendo anche ad
artifizi, come far parlare ad alta voce o respirare profondamente il paziente
durante l’esame.
Si procede quindi ad esaminare la vena spermatica lungo il suo decorso nel
canale inguinale. Per agevolarne il riconoscimento si ricorre alla spremitura-rilasciamento
del plesso pampiniforme. L’esame viene completato con la manovra di compressione
inguinale e con la manovra di compressione-rilasciamento della safena per
valutare possibili shunts tra il circolo venoso dell’arto inferiore e quello
del testicolo.
In assenza di reflusso basale, continuo o intermittente espiratorio, si
possono eseguire (o fare eseguire al paziente) manovre atte ad indurre reflusso
nella vena spermatica. Tra queste la più nota è quella di Valsalva. Si tenga
presente che un reflusso più o meno prolungato è presente durante la manovra
di Valsalva nell’80% dei maschi (Hirsh & Pryor, 1984).
2) L’Ultrasonografia transrettale (TRUS)
L’esame è indicato quando all’anamnesi patologica prossima o remota il
paziente infertile riferisce emospermia, ejaculazione dolorosa, uretriti/prostatiti,
sintomi ostruttivi o irritativi delle vie urinarie, promiscuità sessuale,
pregressi interventi sull’apparato urogenitale, o modificazioni quali-quantitative
dell’ejaculato.
Ulteriori dati seminologici e clinici che impongono l’esecuzione della TRUS
sono : Ipoposia, Azoospermia od Oligoastenoteratozoospermia severa , Riduzione
o assenza del fruttosio seminale, Anomalie palpatorie prostatiche, Anejaculazione,
Ejaculazione retrograda.
Per una esecuzione corretta dell’esame è opportuno che il paziente effettui
un enteroclisma ed evacui poche ore prima dell’esame. E’ altrettanto opportuno
che il paziente ejaculi poco prima (migliore visualizzazione dei dotti ejaculatori
in caso di loro ostruzione).
L’indagine deve essere condotta con una sonda transrettale ad alta risoluzione,
da 6,5-7,5 Mhz, possibilmente biplanare.
L’esame inizia con lo studio della prostata, della quale vanno riportati:
-
Dimensioni (e volume), morfologia
e presenza di eventuale ipertrofizzazione.
-
Ecopattern della prostata.
Grossolane disomogeneità ecostrutturali del parenchima, come le calcificazioni
singole o multiple, eventualmente iuxtamontanali, oppure vaste zone
debolmente ed omogeneamente iperecoiche o ipoecoiche, devono fare sospettare
nel paziente asintomatico una patologia flogistica cronica o una possibile
patologia subostruttiva dei dotti ejaculatori.
-
Vanno infine documentate
eventuali formazioni cistiche intraprostatiche mediane (residui del
dotto di Müller) o paramediane (residui del dotto di Wolff) .
Tali cisti possono essere punte e sclerotizzate , se non comunicanti
con la via seminale, oppure nel caso contrario potranno essere estratti
spermatozoi.
Si valutano poi le vescicole seminali e le ampolle deferenziali, relativamente
a:
-
morfologia e contorni delle
ghiandole che devono essere regolari (margini irregolari o pseudodiverticolari
e morfologia bozzuta o pseudocistica devono far sospettare una ostruzione
dei dotti ejaculatori o una infezione).
-
simmetria delle vescicole
seminali (una chiara asimmetria deve far sospettare una patologia ostruttiva
monolaterale del dotto ejaculatore oppure una flogosi monolaterale della
vescicola seminale).
-
diametri longitudinale e
antero-posteriore (la nostra scuola valuta di routine il diametro antero-posteriore:
quest’ultimo nella popolazione normale in età fertile (361 controlli)
risulta pari a 9,4 ± 2,3 mm a destra e 9,3 ± 2,4 mm a sinistra).
-
ecopattern: deve essere omogeneo,
isoecoico rispetto a quello prostatico (aree ipo-anecoiche a margini
irregolari oppure di forma regolare rotonda od ovalare devono orientare
verso una diagnosi di alterato svuotamento delle vescicole seminali
o verso un processo flogistico cronico).
-
eventuale sclerosi post-flogistica
(spesso tubercolare).
-
eventuali formazioni litiasiche
intravescicolari .
Infine vanno studiati i dotti ejaculatori che usualmente non appaiono
visibili. In presenza di processi (sub)-ostruttivi i dotti risultano per
contro ben visibili, e possono apparire dilatati ed anecoici lungo tutto
il loro decorso, se l’ostruzione è situata al loro sbocco in uretra, mentre
se l’ostruzione è più prossimale il tratto ectasico risulterà più breve.
Spesso queste forme ostruttive sono post-flogistiche e si associano a ispessimento
iperecoico periduttale. Talvolta è possibile riscontrare formazioni litiasiche
all’interno dei dotti .
In un nostro studio (Colpi et al., 1997) abbiamo analizzato quali tipi di
alterazione ecografica delle vie seminali distali risultano maggiormente
predittive di sub-ostruzione e quindi di alterazione seminale, riscontrando
che l'ecografia transrettale appare sufficientemente predittiva di sub-ostruzione
delle vie seminali distali solo quando in un soggetto dispermico siano presenti
vescicole seminali dilatate e con segni di stasi.
Utilizzando una Stepwise Logistic Regression (SLR) Analysis è stato possibile
allestire due grafici di predittività di sub-ostruzione delle vie seminali
distali in relazione ai seguenti parametri:
-
volume dell’ejaculato
-
diametro A-P della vescicola
seminale maggiore post-ejaculazione
-
presenza o assenza di aree
anecoiche nella vescicola seminale di maggior calibro.
Tali grafici possono risultare utili nella pratica clinica, fornendo
le probabilità di sub-ostruzione delle vie seminali distali di ogni singolo
paziente ed orientando verso una terapia mirata.
Diagnostica invasiva dell’infertilità maschile
Sono comunemente considerate quali possibilità diagnostiche invasive
per lo studio della infertilità maschile la Biopsia Testicolare, la Deferento-Vesciculo-Grafia,
il Seminal Tract Washout, la Scrototomia esplorativa, la Scrotoscopia e
l’Uretroscopia.
La BIOPSIA TESTICOLARE (BT) ha lo scopo di prelevare un pezzo di parenchima
testicolare sufficiente per l’esame istologico , tale da non compromettere
la futura fertilità : utile nella diagnosi differenziale tra le azoo-/oligozoo-spermie
ostruttive e non-ostruttive, viene a volta ingiustamente scavalcata dalle
tecniche di recupero di spermatozoi finalizzate alla fecondazione assistita
per agoaspirazione percutanea tipo TESA (Testicular Sperm Aspiration), PESA
(Percutaneous Epididymal Sperm Aspiration), ma comunque andrebbe eventualmente
associata a recuperi chirurgici di spermatozoi tipo TESE (Testicular Sperm
Extraction) o microchirurgici (micro-TESE , MESA - Microsurgical Epididymal
Sperm Aspiration).
La classica BT con prelievo per istologia può essere sia a cielo aperto,
sia percutanea con ago tipo Tru-Cut o Vim-Silverman (precursori degli agoaspirati).
Inoltre è stata proposta la tecnica dell’agoaspirato per citologia, che
avrebbe mostrato un’ipotetica minore invasività a fronte di un’accuratezza
diagnostica sovrapponibile all’istologia, almeno ad occhi esperti (Foresta
et al., 1992).
Indicazioni alla BT sono rappresentate da azoospermia o oligozoospermia
severa (< 5 milioni/ml) , testicoli di consistenza e dimensioni normali
(>10ml) e livelli normali di FSH (o al massimo entro il doppio del valore
massimo di normalità).
In riferimento ai valori di FSH, bisogna dire che sono occasionalmente riferiti
casi di pazienti affetti da Sindrome a Sole Cellule di Sertoli ma con FSH
normale, ed al contrario ben il 45% di pazienti con FSH elevato e BT normale
(Tournaye et al., 1996) : la determinazione dell’FSH sierico da solo non
sostituisce la BT nella diagnostica dell’infertilità maschile. La BT può
essere comunque evitata nei casi di Agenesia dei deferenti (ove è più logico
procedere direttamente al recupero di spermatozoi per ICSI , unica possibilità
terapeutica), nei casi conclamati di ostruzione distale e nei vasectomizzati.
La BT può essere effettuata sia in anestesia generale breve, che in anestesia
spinale o locale .
La tecnica “a finestra” prevede alcuni accorgimenti nei vari tempi di esecuzione:
-
Il testicolo, con l’epididimo
posizionato posteriormente rispetto alla superficie di incisione, è
affidato all’aiuto che deve evitare spostamenti che farebbero perdere
i vari piani.
-
La cute dello scroto ed il
dartos vanno incisi trasversalmente per circa 1 cm in posizione tale
da permettere, una volta evidenziata la tunica albuginea (dopo l’apertura
della vaginale),
-
l’incisione della stessa
per 6-7 mm sulla sua faccia mediale o laterale, che sarebbe la più “avascolare”.
Preventivamente può essere utile porre, prima di incidere l’albuginea,
due punti di Dexon 5-0 con ago piccolo che hanno la funzione di repere
(evitando la perdita dei piani in caso di accidentale spostamento) e
che saranno poi usati per l’albugineorrafia.
-
Anche grazie ad una leggera
pressione effettuata dall’aiuto sul testicolo, dall’incisione fuoriesce
una pezzetto di tessuto testicolare, che va escisso con un paio di forbici
ben taglienti che lasciate chiuse vanno direttamente poste in un’apposita
soluzione fissativa (generalmente preferito il liquido di Bouin, che
non dà distorsione o raggrinzimento dei tubuli). Per facilitare il prelievo
e lo scivolamento del pezzo prelevato, le forbici vanno precedentemente
immerse in soluzione salina : questi accorgimenti permettono di escindere
e trasferire il tessuto senza manipolarlo troppo con i ferri chirurgici,
riducendone le alterazioni.
-
Si esegue quindi un’accurata
emostasi con albugineorrafia (usando eventualmente i punti di repere
precedentemente messi), chiusura della vaginale e degli strati della
parete scrotale. Alcuni Autori, prima di chiudere la vaginale, iniettano
nella stessa 2cc di Marcaina (Idrocele di Marcaina) a scopo analgesico
post-operatorio. Noi preferiamo ricorrere all’idrocele di Cortisone
a scopo antinfiammatorio e di prevenzione delle aderenze.
Le Complicanze della BT sono rappresentate fondamentalmente dalla Biopsia
accidentale dell’epididimo, dall’insorgenza di ematomi e di conseguenti
infezioni (evenienze di gran lunga più frequenti con la BT per via percutanea
con tru-cut, molto rare con la BT chirurgica) . L’Atrofia testicolare è
stata talvolta descritta come secondaria alle BT eseguite in anestesia locale
(spasmi arteriosi secondari all’infiltrazione funicolare).
Concludendo, in accordo con Silber et al. (1996), la BT – fondamentalmente
chirurgica –trova ancora spazio nella diagnostica dell’azoo-oligozoospermia
con tecnica a finestra e preferibilmente in associazione con una TESE con
eventuale crioconservazione di spermatozoi recuperati (potrebbe trattarsi
per il paziente dell’ultima e unica possibilità per una ICSI).
Queste ultime considerazioni fanno sì che anche la “banale” BT non deve
essere considerata alla portata di tutti i Centri ospedalieri, specie nelle
forme ove si può ragionevolmente prevedere una diagnosi di deficit testicolare.
Al contrario, non sembra giustificato l’atteggiamento di Autori che preferiscono
non eseguire routinariamente BT istologiche o agoaspirati per studio citologico,
ma eseguono direttamente recuperi di spermatozoi mediante TESA o PESA per
la ICSI (Tournaye et al., 1996), in quanto ciò esclude preventivamente possibilità
terapeutiche di eventuali forme ostruttive.
La DEFERENTOVESCICULOGRAFIA (DVG) è una diagnostica radiografica che
valuta la morfologia e la pervietà delle vie seminali distali.
Ideata da Belfield (1913) che sin dal 1903 descriveva una farmacoterapia
iniettiva intradeferenziale, si deve a Boreau la realizzazione di un’opera
(1935) in lingua francese riedita nel 1974 in inglese, sulle immagini radiografiche
delle vie seminali, che è servita a diffondere la tecnica. Effettuata per
esposizione chirurgica del deferente, la sua diffusione ha fatto nascere
le tendenze “endoscopiche” che nel 1949 trovavano in Merricks il suo propugnatore
: nonostante l’evoluzione della tecnologia delle attrezzature urologiche,
la cateterizzazione endoscopica dei dotti eiaculatori è rimasta poco diffusa
per la difficoltà di esecuzione (sbocco degli orifizi in posizione latero-posteriore
del verumontanum, la fragilità dei dotti) ed i rischi di infezione ascendente.
Didatticamente, quindi, la DVG può essere: Anterograda, Retrograda per cateterizzazione
dei dotti ejaculatori (endoscopica), o per Puntura transrettale o transperineale.
In anestesia locale (infiltrazione funicolare inguinale), si esteriorizzano
i deferenti su pinza di Allis, delicatamente denudati delle loro tuniche
per circa 1 cm e messi in tensione tra due loops vascolari.
Si procede poi ad incannulamento attento del lume deferenziale con Butterfly
25 G corto (9,5 mm), tecnica che in mano esperte non provoca alcun danno
locale secondario (Payne et al, 1985 ; Colpi et al., 1994 ; Poore et al.,
1996 ) rendendo la tecnica anche ripetibile più volte sullo stesso paziente
(Colpi et al.,1994). Keye et al.(1997) e Goldstein (1996), paventando stenosi
secondarie, prediligono tecniche di incannulamento previa deferentotomia
(e conseguente deferentorrafia finale) microchirurgica sia trasversa (per
circa 1/3 della circonferanza) che longitudinale.
Si inietta poi un mezzo di contrasto non ionico nelle vie seminali distali,
scattando radiogrammi (e visualizzando la progressione in tempo reale) in
proiezione antero-posteriore e “a bacino aperto” sec. Chevassu : progressivamente
si opacizzano il deferente, le ampolle deferenziali, le vescicole seminali,
i dotti eiaculatori, e, alla fine, si avrà reflusso del contrasto in vescica.Una
lastra a bacino aperto effettuata dopo eiaculazione (a distanza di 15-30
min dalla fine della DVG) consente di valutare il grado di svuotamento delle
vie seminali distali (Ichijo et al., 1981).
Se si prevede una T.U.R.E.D. (Resezione TransUretrale dei Dotti Eiaculatori)
è consigliabile iniettare nei deferenti del bleu di metilene, che permette
di visualizzare l’effettiva liberazione dall’ostruzione ed il limite di
resezione.
Le complicanze comprendono la stenosi deferenziale (da incannulamento e
da reazione flogistica al mezzo di contrasto), l’ischemia (da trazione,
lesione, spasmo dei vasi deferenziali), gli ematomi ed il granuloma spermatico.
La DVG riesce a visualizzare con chiarezza solo le anomalie più eclatanti.
Si è dimostrato tuttavia che alterazioni radiologiche delle vie seminali
non escludono pervietà funzionali delle stesse, e soprattutto che DVG normali
possono nascondere ostruzioni su base funzionale (Colpi et al., 1987). Da
questi studi deriva la necessità di associare alla DVG una tecnica di studio
funzionale: a tal scopo nasce il Seminal Tract Washout (Colpi et al., 1987,
1990, 1992; Colpi & Balerna, 1994).
Il SEMINAL TRACT WASHOUT (STW) consiste nel lavaggio anterogrado delle
vie seminali a partire dal tratto più prossimale del dotto deferente.
Questa indagine e la conseguente conta degli spermatozoi recuperati in vescica
(Sp-STW) consentono di accertare (in associazione con BT e Esplorazione
Scrotale) se
-
a valle dell’epididimo transitano
spermatozoi (un Sp-STW = 0 e una gametogenesi più o meno conservata
alla BT provano una ostruzione totale della via prossimale a livello
dell’epididimo o intratesticolare);
-
a valle dell’epididimo è
contenuto un numero di spermatozoi più elevato della conta totale nell’
ejaculato (SEM) a parità di astinenza sessuale. Quando Sp-STW > SEM
è provato un disturbo di svuotamento ejaculatorio delle vie seminali
distali con stasi spermatica nelle stesse.
Il STW si effettua infondendo con una siringa da 2,5 ml (dopo aver incannulato
i deferenti come per la DVG), 25-30 ml per parte di soluzione di fisiologica
con 0,5 ml di blu di metilene 10%, valutando grossolanamente la resistenza
offerta dalle vie seminali al passaggio del liquido di lavaggio (si apprezza
generalmente una progressiva riduzione della resistenza per rimozione del
denso materiale delle vie seminali). Il liquido recuperato in vescica tramite
cateterismo o con le prime due minzioni viene centrifugato ed utilizzato
per la conta spermatozoaria (Sp-STW). Normalmente Sp-STW bilaterale < 40%
SEM circa.
Le prime esperienze con questa indagine (STW diagnostico) risalgono al 1987.
In soggetti selezionati con ipoposia, oligoazoospermia, riduzione dei markers
biochimici vescicolari e vescicole seminali dilatate in ecografia, Colpi
e coll. (1987) hanno recuperato un elevatissimo numero di spermatozoi nella
vescica al termine del STW eseguito in corso di DVG. L’assenza di ostruzioni
a livello dei dotti eiaculatori confermava in questi pazienti la presenza
di un disturbo funzionale dello svuotamento delle vie seminali distali (Ichijo
et al., 1981; Colpi et al., 1987). Successivamente il STW è stato applicato
in corso di DVG a soggetti con subostruzioni anatomiche congenite ed acquisite
delle vie seminali distali (Colpi et al., 1990), ed infine, con opportune
modifiche, è stato utilizzato per recuperare spermatozoi per fecondazione
assistita nelle anejaculazioni neurologiche (Colpi et al., 1992) e nelle
subostruzioni postflogistiche dei dotti ejaculatori (Colpi & Balerna, 1994)
(= STW terapeutico).
Il Seminal Tract Washout (Colpi et al., 1994) evidenziava una ostruzione
nel 25% dei casi, laddove essa veniva diagnosticata con DVG solo nel 16%
degli stessi pazienti: quindi con la sola DVG circa 1/3 delle ostruzioni
non sarebbero state diagnosticate. Viceversa, normali condizioni di SpSTW
< SEM sono state ritrovate in pazienti nei quali la DVG portava a cincludere
per una patologia ostruttiva, mentre la condizione SpSTW = 0 ha indicato
la reale causa di azoospermia in una ostruzione prossimale (epididimaria)
o in un danno severo della spermatogenesi in soggetti azoospermici in cui
l’ecografia transrettale o la DVG avevano evidenziato cisti mulleriane o
dotti eiaculatori dilatati, suggerendo una patologia ostruttiva distale.
L’ESPLORAZIONE SCROTALE (ES) è stata storicamente impiegata in tutti
i casi di azoospermia, unitamente alla BT ed alla DVG. L’atteggiamento attuale,
prevedendo nell’atto esplorativo anche una possibile contestuale riparazione
microchirurgica dell’ostruzione, ha fatto ridurre in modo rilevante l’indicazione
alla esplorazione isolata, che oggi deve essere limitata solo a quando sia
fortemente sospettata un’ostruzione, e comunque in associazione ad un prelievo
chirurgico di spermatozoi (TESE , MESA) da crioconservare ed utilizzare
successivamente per ICSI. In questa ottica, che risponde anche ai principi
etici di offrire al paziente la possibilità, in caso di successo, di ottenere
gravidanze spontanee e anche ripetute, l’esplorazione deve essere fatta
solo da una équipe altamente specializzata, con tecnica chirurgica “pulita”,
nel pieno rispetto dell’integrità anatomica, riducendo per quanto possibile,
aderenze post-operatorie anche in previsione di reinterventi (Colpi et al.,
1998).
Scopo fondamentale dell’ES è quindi la valutazione diretta delle caratteristiche
del testicolo e delle vie seminali.
I tempi dell’intervento, effettuato con le dovute precauzioni, sono :
-
Apertura della vaginale quanto
più piccola possibile, senza esteriorizzare il testicolo ed evitando
di toccare la vaginale propria anche con tamponcini (toccare solo nel
punto di incisione dell’albuginea per eventuale BT contemporanea o TESE
! ): ciò al fine di evitare aderenze che disturberebbero un’eventuale
successiva microchirurgia ricostruttiva.
-
Osservazione dell’epididimo
per trasparenza attraverso la vaginale propria, che in condizioni normali
appare di colorito bianco-rosato. Il reperto invece di tratti dilatati
più o meno estesi o di aree cerebroidiformi di colorito biancastro,
giallastro o grigio-bluastro o ocra (aree malaciche nelle quali è presente
una reazione leucocitaria) deve far pensare ad una genesi ostruttiva.
Inoltre si possono a volte osservare formazioni cistiche a carico dell’epididimo,
che osservate con mezzo ottico d’ingrandimento potranno rilevarsi cisti
semplici o spermatoceli (ampia dilatazione del tubulo epididimario contenenti
spermatozoi).
-
Chiusura (non eversione!)
della vaginale, ed emostasi.
La SCROTOSCOPIA (Piediferro 1999 e 2000b), applicata con pochissimo entusiasmo
e convinzione in campo andrologico, nasce dalla propensione mentale del
mondo urologico. Essa consiste nell’osservazione endoscopica dello scroto
con un endoscopio (è stato utilizzato a volte l’ureterorenoscopio miniscope,
ma è stato anche realizzato uno scrotoscopio originale da Shafik (1990)),
che viene introdotto attraverso una piccola breccia scrotale creando un
idrocele artificiale con soluzione salina (30-40 ml). I limiti della tecnica
sono la sua “non pulizia”, che certamente risulta più traumatica per la
vaginale propria, e la ancora non dimostrata ottimalizzazione di una chirurgia
endoscopica riparatrice (Vicente et al., 1983).
Dovrebbe considerarsi bagaglio dell’andrologo, infine, anche la URETROSCOPIA,
che, associata al STW o alla spremitura delle vescicole seminali, permette
la visione e la valutazione funzionale degli sbocchi dei dotti ejaculatori
e la loro cateterizzazione a scopo disostruttivo.
Concludendo, risulta lampante che la “Diagnostica invasiva”, letteralmente
considerata, non ha più indicazioni in quanto una chirurgia non può oggi
essere effettuata solo a scopo diagnostico: essa deve comunque prevedere
un contemporaneo atto terapeutico, inteso sia come riparazione micro- o
endo- chirurgica di alterazioni delle vie seminali eventualmente diagnosticate,
sia come recupero di spermatozoi per fecondazione assistita con TESE, micro-TESE,
MESA e eventuale loro crioconservazione. Consequenzialmente, questa chirurgia
sarebbe da riservare solo a Centri altamente specializzati e attrezzati
in tal senso, anche se la semplicità esecutiva delle tecniche potrebbe indurre
qualsiasi chirurgo a cimentarsi nella chirurgia puramente diagnostica.
Una flow-chart per l’Azoospermia/OAT-Syndrome potrebbe comprendere quindi
una prima fase basata su Esame seminale e Valutazione ecografica scrotale
e transrettale, ed una eventuale seconda fase con ES + BT + TESE (con crioconservazione
dei gameti) + STW .
Il STW ha quindi assunto un ruolo cardine nella diagnostica invasiva (anche
con il significato terapeutico di recupero di spermatozoi deferento-ampollari).
Bisogna tuttavia ricordare che nella diagnostica va fondamentalmente valorizzato
il ruolo dell’ecografia, che può ottimalmente essere suggestiva di una patologia
ostruttiva, specie con le sofisticatissime attrezzature di ultima generazione.
Bibliografia
1) BEHRE HM, KLIESCH S, SCHUDEL F, NIESCHLAG E :”Clinical relevance of
scrotal and transrectal ultrasonography in andrological patients”. Int J
Androl 18 (suppl. 2):27-31, 1995.
2) COLPI G.M. : “Ruolo dell’andrologo in un centro di fecondazione assistita”.
CECOS. Cagliari 1999
3) COLPI GM & BALERNA M : “Treating Male Infertility: new possibilities”
– Basel, Karger 1994
4) COLPI GM, CASELLA F., ZANOLLO A., BALLERINI G., BALERNA M., CAMPANA A.,
LANGE’ A. :“Functional voiding disturbances of the ampullo-vesicular seminal
tract: a cause of male infertility.” – Acta Eur Fertil 1987;18:165-179
5) COLPI GM, FRANCO G., GRECO E, ORTESI A, PALERMO R. : “Linee guida su
: la azoospermia. Parte Prima: La diagnosi.” – Giorn It. Andrologia 1998;5:2-13
6) COLPI GM, NEGRI L, MARIANI ME, BALERNA M : “Semen anomalies due to voiding
defects of ampullo-vesicular tract” - Andrologia 1990;22:206-218
7) COLPI GM, NEGRI L, NAPPI RE, CHINEA B : “Is transrectal ultrasonography
a reliable diagnostic approach in ejaculatory duct sub-obstruction?” Hum.
Reprod. 12:2186-2191, 1997.
8) COLPI GM, NEGRI L, SCROPPO FI, GRUGNETTI C : “.Epididymal ultrasonographic
findings in case of obstructive pathology” Acta Chir. Hungarica, 34:299-302,
1994.
9) COLPI GM, NEGRI L, SCROPPO FI, GRUGNETTI C : “Genital ultrasonography
in male infertility” - International Meeting of the "European Association
for Genital Microsurgery" Lisboa, November 21-23, 1997.
10) COLPI GM, NEGRI L., SCROPPO FI, GRUGNETTI C., PATRIZIO P. : “Seminal
Tract Washout : a new diagnostic tool in complicated cases of male infertility”
– J.Androl.1994;15:17s-22s
11) COLPI GM, NEGRI L, STAMM J, BALERNA M : “Full-term pregnancy obtained
with sperm recovered by seminal tract washout from an anejaculating spinal
cord injured man” – J. Urol. 1992; 148: 1266-1267.
12) EINSTEIN DM, PAUSHTER DM, SINGER AA, THOMAS AJ, LEVIN HS : “Fibrotic
lesions of the testicle: sonographic patterns mimicking malignancy.” Urol
Radiol 14:205-210, 1992.
13) FORESTA C., VAROTTO A., SCANDELLARI C. : “Assessment of testicular cytology
by fine needle aspiration as a diagnostic parameter in the avaluation of
the azoozpermic subject.” – Fertil Steril 1992;57:858-865
14) FRANCO G. : “Transperineal vesiculography with seminal tract washout
: a new metod in the assessment of obstructive azoospermia” - Proceedings
23th Congress of Societé Internationale d’Urologie, Sydney 1994:110
15) GOLDSTEIN M. : “Chirurgia dell’infertilità maschile” – Verduci ed.,1996
16) GUZICK DS : “Statistical analysis on infertility data”. In Infertiliy:
a compehensive approach. Seibel MM ed. Applton & Lange, New York pp 571-581
, 1990
17) HIRSH A & PRYOR JP : “The doppler assessment of varicocele. In Varicocele
and Male Infertility II. Glezerman M and Jecht EW (eds). Springer-Verlag,
Berlin, pp55-59, 1984.
18) HOWE G, WESTOFF C, VESSEY M, YEATE D : “Effects of age, cigarette smoking
and other facto on fertility: findings in a large prospective study.” Br.Med.
J. 290, 1697-1700 , 1985
19) ICHIJO S., SIGG C., NAGASAWA M., SIRAWA Y. : “Vasoseminal vesiculography
before and after ejaculation.” – Urol.Intern. 1981;36:35
20) JAROW JP : “Seminal vesicle aspiration of fertile men” – J.Urol. 1997;156:1005-1007
21) KELLER DW, STRICKLER RC, WARREN JC .: “Clinical infertility” Appleton-Century-Croft
1984
22) KEYE W.R. Jr., CHANG R.J., REBAR R.W., SOULES M.R.: “Infertilità : Valutazione
e Trattamento” – Verduci ed., 1997
23) LENZ S, GIWERCMAN A, ELSBORG A, COHR KH, JELNES JE, CARLSEN E, SKAKKEBAEK
NE : “ Ultrasonic testicular texture and size in 444 men from the general
population: correlation to semen quality”. Eur Urol 24:231-238, 1993.
24) LENZ S, THOMSEN JK, GIWERCMAN A, HENTEL NT, HERTZ J, SKAKKENBAEK NE
: “ Ultrasonic texture and volume of testicles in infertile men. Hum Reprod
9:878-881, 1994.
25) MENCHINI-FABRIS GF, CARLETTI C, PAOLI R, SARTESCHI M : “Il Testicolo”.
In: Testo-Atlante di Ecografia in Andrologia, Rima s.r.l. Editore, Firenze.
1989.
26) MENCHINI FABRIS G.F.,TURCHI P.:”Infertilità maschile.Epidemiologia ed
etiopatogenesi”, In Andrologia.Fisiopatologia e clinica. Eds Molinatti F-Fontna
D. Verduci p175, 1997
27) PAULSON JD, HAARMANN BS,SALERNO RL, ASMAR P : “An investigation of the
relationship between emotional malaadjutment and infertility.” Fertil Stetril
49, 258-262, 1988
28) PAYNE SR, PRYOR JP, PARKS CM : “Vasography, its indication and complications.”
– Brit. J. Urol. 1985;57:215-217
29) PIEDIFERRO G. : “La diagnostica invasiva : indicazioni attuali.” Corso
di Aggiornamneto : Il trattamento dell’Infertilità Maschile. Ospedale San
Paolo – Milano 30/04/1999
30) PIEDIFERRO G. : “Il ruolo dell’andrologo in epoca ICSI” – Convegno della
Società Campano-Calabro-Lucano di Ostetricia & Ginecologia, Castellammare
di stabia (NA) 5-6/05/2000 a
31) PIEDIFERRO G. : “La diagnostica invasiva : indicazioni attuali.” 2°Corso
di Aggiornamneto : Il trattamento dell’Infertilità Maschile. Ospedale San
Paolo – Milano 19/05/2000b
32) PIERIK FH, DOHLE GR, VAN MUISWINKEL JM, VREEBURG JT, WEBER RF :”Is routine
scrotal ultrasound advantageous in infertile men?” J Urol 1999 162:1618-1620.
33) POORE RE, DE FRANZO AJ, SCHENEIDER A., WOODRUFF R., JAROW JP. : “Puncture
versus partial thickness vasotomy: which is the best technique for vasography.”
– American Society Reproductive Medicine, abs 1996,P-226,S197
34) REBAR RW :”Exercise and reproduction”. Semin Reprod Endocrin 3, 1-88
, 1983
35) ROBERTS IS & LOGHRAN CF : “ Case report: the ultrasound appearances
of testicular microlithiasis ('snow storm' testis): a case complicated by
testicular seminoma.” Clin Radiol 47:65-67, 1993.
36) SARTESCHI M : “Mezzi diagnostici.” In: Consensus Conference sul Varicocele
(Coordinatori: C Trombetta, S Annoscia, A De Rose, G Piubello, A Natali),
Graphart, Trieste, pp 58-64, 1998.
37) SCHINFELD JS : “Effects of athletics on male reproduction and sexuality”
Med Aspects Hum Sex 23, 67-74, 1989
38) SCHOYSMAN R : “Epididymal causes of male infertility” In Epididymis
and Fertility: Biology and Pathology. C Bollack & A Clavert eds , Basel,
Karger pp 102-113 , 1981
39) SCHOYSMAN R .: “Valutazione del fattore maschile.: che cosa è determinant?”
Gionale SIFES 1, 9-16, 1994
40) SHAFIK A : “The scrotoscope.A new instrument for examining the scrotal
contents.” – Br.J.Urol. 1990;65:209-211
41) SHAMMA FN & DeCHERNEY AH : “Infertilità: una prospettiva storica” In
Infertilità – Valutazione e trattamento , Keye WR, Chang RJ , Rebar RW ,
Soules MR eds. Edizione Italiana Verduii, Roma pp 3 – 7 , 1997
42) SILBER SJ, VAN STEIRTEGHEM A., NAGY Z., LIU J., TOURNAYE H., DEVREY
P. : “Normal pregnancies resulting from testicular sperm extraction and
ICSI for azoospermia due to maturation arrest.” – Human Reprod 1996;66:110-117
43) SKAKKEBAEK N.E., GIWERMAN A., de KRETSER D.. :”Pathogenesis and management
of male infertility”-Review article. Lancet 343: 1473, 1994
44) STICKLER RC : “Fattori che influenzano la fertilità” In Infertilità
– Valutazione e trattamento , Keye WR, Chang RJ , Rebar RW , Soules MR eds.
Edizione Italiana Verduii, Roma pp 8 - 19 , 1997
45) TOURNAYE H., LIU J., NAGY PZ, CAMUS M, GOSSENS A., SILBER S., VAN STEIRTEGHEM
AC, DEVROEY P. : “Correlation between testicular histology and outcome after
intracytoplasmatic sperm injection using testicular spermatozoa.” - Human
Reprod. 1996;11:127-132
46) VESSEY MP, WRIGHT NH, Mc PHERSON K, WIGGINS P: “Fertility after stopping
different methos of contraception” Br Med J 276, 265-267, 1978
47) VICENTE J, DEL PORTILLO L, POMEROL MM :“Endoscopic surgery in distal
obstruction of the ejaculatory ducts” Eur.Urol. 9,338-343, 1983.

Stampare la pagina

Redattore: Aldo Campana,
|