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Andrologia, infertilità maschile, sessuologia
- Giovanni M. Colpi
Linee guida sulla azoospermia: diagnosi
G.M. Colpi, G. Franco, E. Greco, A. Ortensi, R. Palermo
Giornale Italiano di Andrologia, 5 : 2-13, 1998
A) ANAMNESI
In tutti i casi di dispermia, e quindi a maggior ragione nei casi di
azoospermia, va posta attenzione ai seguenti dati:
a1) Criptorchidismo: nel bilaterale l'azoospermia è quasi sempre associata
a disfunzione secretoria irreversibile delle gonadi. L'età in cui si è praticata
l'orchipessi, le modalità della stessa (ormonale o chirurgica) e lo sviluppo
gonadico successivo possono influire talvolta sulla prognosi. In aggiunta,
non raramente, alla atrofia germinale si associano anche malformazioni epididimarie
e talora danneggiamenti dei dotti deferenti su base iatrogena. Nel criptorchidismo
monolaterale l'azoospermia è meno frequente e allorchè presente è da riferire
a concomitante disfunzione secretoria (disgenesia) o ad altra patologia
del testicolo controlaterale o dei suoi annessi.
a2) Ridotto volume dell'ejaculato: si manifesta in modo progressivo nelle
ostruzioni post-flogistiche dei dotti ejaculatori (con concomitante riduzione
del fruttosio seminale e abbassamento del pH). Di norma è ridotto ab initio
nelle agenesie dei dotti deferenti o in presenza di grosse cisti del carrefour
uroseminale (cisti mulleriane o wolffiane). Lo stesso fenomeno è presente
negli ipogonadismi primitivi con ipotrofia delle ghiandole seminali accessorie
(Worischeck and Parra, 1993). Esiste la possibilità di ejaculazione parzialmente
retrograda con emissione di liquido prostatico all’esterno e di spermatozoi
in vescica nei soggetti con neuropatie sistemiche (sclerosi multipla e diabete
giovanile)(Schill, 1986) e negli esiti di interventi endoscopici urologici
per sclerosi del collo vescicale (McClure, 1995).
a3) Tumefazione scrotale pregressa o in atto (flogistica e non), cisti
endoscrotali e spermatoceli, episodi di epididimite specifica o aspecifica,
o di orchite acuta, possono essere causa rispettivamente di ostruzione o
di danno spermatogenetico (orchite post-parotitica).
a4) Sintomi e segni urologici: bisogna sempre porre molta attenzione
a sintomi apparentemente insignificanti o lontani nel tempo, come episodi
di emospermia, di bruciore minzionale, di pollachiuria, di cateterismi uretrali
post-chirurgici. Tutti questi sintomi devono far sospettare il rischio di
ostruzione delle vie seminali prossimali o distali (Silber, 1981). Anche
l'espulsione di calcoli urinari o di renella può causare lesioni uretrali,
specie a livello dell'uretra prostatica dove sboccano i dotti ejaculatori
(veru montanum). La presenza di ipospadia può associarsi a malformazioni
urinarie, ipogonadismo, criptorchidismo (Pomerol, 1994) e alla presenza
di residui mulleriani nella prostata (cisti utricolari) (Devine et al.,
1980). Queste ultime cisti possono a loro volta essere responsabili di compressione
estrinseca sui dotti ejaculatori.
a5) Sintomatologia algica: Episodi di orchialgia: etichettati solitamente
come "orchiti" sono, in base alla nostra esperienza, imputabili nella stragrande
maggioranza dei casi a crisi sub-torsive del funicolo o a microrotture del
tubulo epididimario (spermatorragie) (Schoysman, 1981). In entrambi i casi
si tratta di eventi deleteri sulla fertilità. Particolare attenzione va
posta nelle orchialgie correlate all'ejaculazione. In questi casi bisogna
sospettare una ostruzione o sub-ostruzione dei dotti ejaculatori, causa
di retrostasi spermatica e quindi di distensione delle vie seminali prossimali
(epididimo).
a6) Interventi chirurgici: interventi di ernioplastica inguinale (spesso
eseguiti in età infantile) possono aver danneggiato i dotti deferenti e
quindi creare una condizione di ostruzione delle vie seminali. La resezione
dei vasi funicolari può comportare una ipo-atrofia della gonade (McClure,
1995).
a7) Familiarità: deve insospettire la concomitante presenza di infertilità
in consanguinei maschi (anomalie cromosomiche, geniche, tubercolosi, ecc.).
a8) Traumi e microtraumi scrotali: legati solitamente a traumi sportivi,
incidenti stradali o particolari lavori, sono responsabili di ostruzioni
epididimarie complete o incomplete, o di alterazioni trofiche della gonade.
a9) Promiscuità sessuale: predispone alla contrazione di infezioni acute
e croniche delle ghiandole seminali con elevato rischio di ostruzione delle
vie seminali (e delle vie genitali femminili) (Dalet, 1994).
a10) Chemioterapie e radioterapie per pregresse neoplasie causano di
norma un danno irreversibile della spermatogenesi (Oates & Lipshultz, 1989).
Anche terapie ormonali ad alte dosi, terapie antibiotiche con tetracicline,
nitrofurani e sulfasalazina (Schlegel et al., 1991), o con altri farmaci
alterano spesso temporaneamente la spermatogenesi.
a11) Broncopneumopatie croniche: sono frequentemente associate a ostruzioni
dell'epididimo (Micic, 1987: 11%; Hendry et al., 1983: 21%). La causa va
ricercata in una Immotile Cilia Syndrome (Zamboni, 1987), oppure Sindrome
di Kartagener (Handelsman et al., 1984), o in una fibrosi cistica (Kaplan
et al., 1968), quest'ultima caratterizzata spesso anche da agenesia del
tratto distale degli epididimi, dei dotti deferenti e delle vescicole seminali.
Riepilogo: Gli elementi che devono far sospettare fortemente una genesi
secretoria dell'azoospermia sono il criptorchidismo (presente o pregresso)
specie se bilaterale, l’orchite post-parotitica post-puberale, le chemioterapie
e le radioterapie per pregresse neoplasie.
Una genesi escretoria dell'azoospermia va sospettata quando il paziente
riferisce ipoposia marcata primitiva o secondaria, pregressa epididimite
o prostatite acuta o uretrite microbica, traumi scrotali, pregressa ernioplastica
inguinale bilaterale, crisi di orchialgia correlate con l'ejaculazione,
episodi di emospermia.
B) ESAME OBIETTIVO
b1) Testicoli: va accertata la loro presenza e sede, e le dimensioni
vanno valutate con l'orchidometro di Prader o con una pinza a calibro (volume
= 0.71 x altezza x spessore x larghezza) (essendo le dimensioni medie 5
x 2 x 3 cm). Bisogna avere l'accortezza di "scremare" dal volume gonadico
la porzione legata ai tessuti peritesticolari e ad eventuali falde liquide
intravaginali (utile in tal caso la transilluminazione). Il volume gonadico
si correla, salvo eccezioni, con la produzione di spermatozoi (Lipshultz
and Corriere, 1977). Un volume pari o maggiore di 14 ml è di norma da considerarsi
soddisfacente. Volumi borderline sono da considerarsi quelli compresi tra
10 e 14 ml. Al di sotto di 10 ml per parte ci si deve aspettare con elevata
probabilità una patologia secretoria (Tournaye et al., 1996). Volumi superiori
a 20 ml per parte (in un soggetto già noto per azoospermia) devono far sospettare
una ostruzione delle vie seminali, specialmente quando lo FSH è normale.
Più raramente un quadro di macroorchidia (volume >25 ml per parte) risulta
associato a una disfunzione secretoria (Martinez-Garcia et al., 1994). Quadri
di macroorchidia monolaterale possono essere correlati a neoplasie primitive
o secondarie della gonade. Il testicolo normale è dotato di buona consistenza
alla palpazione. Consistenze molto ridotte sono di norma associate a patologia
secretoria. Uno scroto di dimensioni rilevanti deve far sospettare un idrocele
(forma idiopatica, post- traumatica, post-flogistica, iatrogena e neoplastica),
una grossa cisti epididimaria o un'ernia inguinale: in tal caso la valutazione
orchidometrica va effettuata con l’ecografia. Una eccessiva retrattilità
della gonade (favorita spesso nei soggetti obesi da un ampio canale inguinale)
risulta sfavorevole sulla spermatogenesi.
b2) Epididimo: vanno definiti la forma, la consistenza e le dimensioni
delle tre porzioni dell'organo (caput, corpus e cauda), eventuali malposizionamenti
(inversione verticale dell'epididimo, epididimo "a battacchio di campana",
ampie disgiunzioni epididimo-testicolari). In condizioni normali l'epididimo
ha consistenza soffice, superficie liscia e dimensioni ridotte. Le ostruzioni
complete sono caratterizzate da dilatazione e indurimento della cauda o
del caput (globus major), sebbene non siano rare le forme di ostruzione
totale associate ad epididimi di piccola taglia e di consistenza elevata
(sclerosi post-flogistica).
b3) Funicolo: vanno attentamente palpati i dotti deferenti al fine di
valutarne la presenza, il diametro, eventuali nodularità o atresie parcellari.
b4) Pene: vanno evidenziati stati flogistici del meato e della fossa
navicolare. Una delicata mungitura dell'uretra può favorire la fuoriuscita
di secrezione bianca, giallastra o trasparente (uretrite batterica, o da
Chlamydia o da micoplasmi).
b5) Esplorazione rettale: si apprezzano le dimensioni della prostata,
la consistenza e la superficie. Il raro reperto di un'area sferoidale teso-elastica
a livello dell'incisura prostatica è da interpretare come una grossa cisti
mulleriana. Una prostata di consistenza duro-lignea in un giovane azoospermico
deve far sospettare una flogosi granulomatosa delle vie seminali. Ben più
difficoltosa è la valutazione delle vescicole seminali, non sempre raggiungibili
dal dito esplorante.
b6) Esame obiettivo generale: un aspetto eunucoide o ginoide devono far
sospettare una sindrome di Klinefelter o un ipogonadismo primario.
Riepilogo: testicoli di volume < 10 ml, di consistenza ridotta, uno scarso
sviluppo scrotale e un assetto corporeo eunucoide o ginoide devono far sospettare
una genesi secretoria dell'azoospermia. La presenza di almeno un testicolo
> 14-15 ml, di un epididimo dilatato, irregolare o di consistenza aumentata,
di deferenti non palpabili o alterati devono far sospettare una genesi ostruttiva
dell'azoospermia.
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C) SPERMIOGRAMMA
Nella valutazione dell’infertile vanno effettuati almeno 2 spermiogrammi
distanziati di 2,5 mesi. Lo sperma può infatti andare incontro ad ampie
oscillazioni di tipo spontaneo o indotte da fattori deleteri sulla spermatogenesi
(Overstreet, 1984), e ciò vale anche per campioni seminali di alcuni pazienti
che risultano talora azoospermici e talora no.
Gli spermiogrammi devono essere effettuati in laboratori qualificati, secondo
i parametri descritti dal W.H.O. (1992).
Con il termine di azoospermia si intende l'assenza di spermatozoi ad una
osservazione microscopica a 400 ingrandimenti e dopo centrifugazione. L'osservazione
deve essere scrupolosa e condotta su più vetrini dotati di coprioggetto
o in camera di Makler. Lo sperma deve essere analizzato solo a liquefazione
avvenuta.
La mancata osservazione di spermatozoi a fresco richiede la centrifugazione
di una aliquota fissa o di tutto il campione seminale (600 gpm per 15 minuti).
Si elimina il plasma seminale fino ad ottenere un volume pari a 0.5 ml.
Si mescola il pellet con il plasma seminale residuo e si procede nuovamente
a ricercare gli spermatozoi. La presenza di rari spermatozoi in un campione
che ne risultava apparentemente privo ad una analisi "a fresco" configura
una situazione di "criptozoospermia".
Con tale termine si definiscono tutte le condizioni caratterizzate da <
500.000/ml. La presenza di spermatozoi nel citocentrifugato è molto importante
in quanto ne consente spesso un impiego diretto per la ICSI (è ancora in
fase sperimentale il riconoscimento dei soli spermatidi su citocentrifugato
e quindi il loro impiego per ICSI).
Gli altri parametri seminologici che risultano utili nelle cripto-azoospermie
sono:
c1) Volume seminale (v.n: ≥1.5 ml) (WHO, 1992):
volume seminale molto ridotto si riscontra di norma nelle agenesie dei dotti
deferenti (laddove coesista anche agenesia del tratto ampullo- vescicolare)
e nelle ostruzioni complete dei dotti ejaculatori (post-flogistiche o cistiche).
Un volume seminale ridotto si riscontra anche in soggetti affetti da ipogonadismo
ipogonadotropo nei quali è presente ipotrofia delle ghiandole seminali accessorie.
c2) pH (v.n. compreso tra 7.2 e 7.8) (WHO, 1992): pH acido si riscontra
nella ostruzione dei dotti eiaculatori e nella agenesia del tratto deferento-ampullo-vescicolare.
c3) Fruttosio (v.n. ≥13 micromoli/ejaculato)
(WHO, 1992): è presente nel secreto vescicolare. Per bassi valori vale quanto
detto del pH nel punto c2.
c4) alfa-glicosidasi neutra (v.n. ³20 mU/ejaculato)(WHO, 1992). E' un
marker biochimico di funzionalità epididimaria; è attualmente considerato
più specifico e sensibile rispetto alla L-carnitina e alla glicerofosfocolina
(WHO, 1992). Valori assenti o molto ridotti devono far sospettare una ostruzione
epididimaria.
c5) L’acido citrico, lo zinco e la fosfatasi acida sono considerati markers
di funzionalità prostatica. Il loro utilizzo nella clinica delle azoospermie
ha un valore molto scarso.
c6) Studio delle "round cells" su striscio colorato (si vedano le tecniche
di colorazione proposte nel "Manuale di laboratorio del WHO per l'esame
del liquido seminale umano e dell'interazione tra spermatozoi e muco cervicale"
del 1992). La totale assenza di cellule germinali immature configura un
quadro di azoocitospermia che deve far sospettare una ostruzione completa
delle vie seminali o una aplasia germinale assoluta. La presenza di rare
o numerose cellule germinali immature, in assenza di spermatozoi, configura
un quadro di arresto maturativo completo delle cellule germinali (azoospermia
secretoria). La presenza di rare o numerose cellule germinali immature,
in presenza di rari spermatozoi, configura un quadro di arresto maturativo
parziale delle cellule germinali (criptozoospermia secretoria) (Colpi e
Langè, 1979) La presenza di >1.000.000/ml leucociti nel plasma seminale
deve far sospettare infezioni batteriche epididimo-prostato-vescicolari
o infezioni virali (Leib et al., 1994).
c7) Test con immunobead indiretto (su siero o su plasma seminale) (per
la tecnica si vedano le note descritte nel "Manuale di laboratorio del WHO
per l'esame del liquido seminale umano e dell'interazione tra spermatozoi
e muco cervicale" del 1992). E’ un test per determinare la presenza di anticorpi
antispermatozoo nel plasma seminale o nel siero. Questi ultimi quando presenti
in soggetti con ostruzioni della via seminale rappresentano un elemento
prognostico negativo sull’esito di interventi di ricanalizzazione (Alexander,
1977; Yamamoto et al., 1996).
c8) Ricerca degli spermatozoi nelle urine dopo ejaculazione: deve essere
effettuata routinariamente quando il volume seminale risulti estremamente
ridotto (una o più gocce). La presenza di spermatozoi in numero superiore
a quello riscontrabile nell’ejaculato (se vi è criptozoospermia) o la presenza
di spermatozoi in soggetti già considerati azoospermici, configura un quadro
di ejaculazione retrograda parziale o totale, rispettivamente. L'ejaculazione
retrograda completa e l'anejaculazione (pur esulando dal concetto di azoospermia
sensu strictu) sono abbastanza rare e si presentano spesso in pazienti affetti
da neuropatie sistemiche (diabetica, sclerosi multipla, ecc.) o locali (esiti
di paraplegia e tetraplegia post-traumatica; di linfoadenectomia retroperitoneale,
di chirurgia aorto-iliaca, di chirurgia del retto, ecc.) in grado di alterare
i meccanismi della emissione seminale e della ejaculazione (Bors & Comarr,
1960; Narayan et al., 1982; Schill, 1986; Faiburn et al., 1982; Drosdowsky,
1989; Talbot, 1955; Thompson et al., 1995). Tali disfunzioni sono tuttavia
osservabili anche in soggetti apparentemente sani.
Riepilogo: l’assenza di spermatozoi all’esame microscopico standard impone
uno studio microscopico sul citocentrifugato. Il volume seminale ed il pH
sono sufficienti per discriminare le forme secondarie ad agenesia del tratto
deferento-ampullo-vescicolare o ad ostruzione completa dei dotti ejaculatori.
I tests biochimici, lo studio delle round cells, e le indagini immunologiche
possono essere considerati opzionali per una valutazione routinaria della
azoospermia. La ricerca degli spermatozoi nelle urine dopo ejaculazione
è consigliabile quando il volume seminale risulti estremamente ridotto e
i deferenti siano palpabili.
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D) INDAGINI ENDOCRINOLOGICHE
Nel paziente azoospermico può essere sufficiente effettuare un dosaggio
dell'FSH. Nel caso quest'ultimo risulti molto elevato (maggiore di 3 volte
il valore massimo normale) si può porre diagnosi di atrofia germinale (Jarow
et al., 1989). Spesso si tratta di soggetti con orchidometria ridotta, non
raramente soggetti già criptorchidi. Attualmente l'ipoplasia testicolare
bilaterale associata a notevole elevazione dei valori dell'FSH non rappresenta
più una controindicazione alla biopsia testicolare potendo estrarre spermatozoi
presenti nel parenchima testicolare per un utilizzo con ICSI nel 45% di
questi casi(Tournaye et al., 1996).
In caso di ipo-atrofia testicolare monolaterale l’FSH può risultare elevato,
ed è pertanto necessario studiare il quadro del testicolo normale controlaterale.
Quest’ultimo può, in caso di azoospermia, presentare un arresto maturativo
completo o una ostruzione delle vie seminali. Generalmente l'arresto maturativo
può essere sospettato quando le vie seminali risultino normali alla palpazione
o alla ecografia.
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E) INDAGINI GENETICHE
e1) Cariotipo
Consigliabile in tutte le azoospermie di probabile o provata natura secretoria
e, per motivi principalmente medico-legali, in tutti i casi da sottoporre
a ICSI. L'incidenza delle anomalie cromosomiche nei soggetti azoospermici
è infatti più elevata (5-10%) che nei soggetti oligospermici o normali (1-2%).
I soggetti con azoospermia ostruttiva non sembrano avere un rischio aumentato
di anomalie cromosomiche.
E' possibile distinguere tre gruppi di alterazioni cromosomiche nel partner
maschile:
aneuploidie dei cromosomi sessuali (46XXY, 47 XXY): % di successo del trattamento
ICSI variabile; possibilità di trasmettere l'aneuploidia o bassa o sconosciuta.
Alcuni studi sembrano dimostrare che gli spermatozoi e gli spermatidi dei
soggetti con S. di Klinefelter o con mosaico di essa, hanno un normale corredo
cromosomico, mentre gli elementi più immaturi (spermatogoni etc) possono
essere aneuploidi. (Staessen et al., 1996)
aberrazioni strutturali dei cromosomi sessuali: % aumentata di trasmettere
l'infertilità (Testart et al., 1996)
aberrazioni autosomiche strutturali: diminuita % di successo dell'ICSI,
aumentato rischio di aborto e di anomalie congenite multiple e/o ritardo
mentale.
Nei pazienti con tali anomalie cromosomiche, oltre ad una accurata informazione
del rischio inerente ad una riproduzione assistita, è consigliabile effettuare
la FISH direttamente sugli spermatozoi raccolti dal tessuto testicolare
o sugli embrioni eventualmente sviluppatisi (necessario testare i cromosomi
12,13,18, X, Y) (Baldi et al., dati non pubblicati).
e2) Studio microdelezioni cromosomiche
Si effettua con la PCR (Polymerase Chain Reaction) che utilizza diverse
sonde (probes) per ritrovare le microdelezioni cromosomiche. La più importante
di queste è rappresentata dall'AZF (azoospermia factor), localizzata nel
braccio lungo del cromosoma Y (regione Yq 11). A seguito di recenti studi
(Rejo, 1995) che hanno dimostrato la presenza della microdelezione nel 3-19%
dei soggetti azoospermici, è consigliabile testare tutti gli azoospermici
secretori prima dell'effettuazione di una TESE + ICSI. La causa dell'azoospermia
è infatti presumibilmente da ricondurre alla microdelezione, ed è possibile
che in seguito alla ICSI questa venga trasmessa ai figli, i quali sarebbero
in futuro anch'essi azoospermici. Esistono tre loci specifici dell'AZF:
AZFa, AZFb, AZFc. L'AZFc = DAZ (deleted in azoospermia) è una microdelezione
presente anche nei soggetti con severa oligospermia. Gli studi più recenti
sembrano dimostrare che i soggetti con maggior frequenza di DAZ siano azoospermici
con normali valori di gonadotropine e con normale quadro clinico. Inoltre
sembra che anche gli autosomi (cromosoma 3) abbiano regioni simili al DAZ
e possano quindi presentare microdelezioni responsabili dell'azoospermia.
Non esistono elementi che al momento attuale giustifichino l'impiego della
PCR per la ricerca di microdelezioni cromosomiche nei soggetti con azoospermia
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e3) Studio delle mutazioni geniche della fibrosi cistica
L'82% dei pazienti con agenesia dei deferenti (CAVD) è portatore di almeno
una mutazione genica della fibrosi cistica. Infatti l'agenesia dei deferenti
è considerata una forma frustra di fibrosi cistica, limitata all'apparato
riproduttivo. I figli dei soggetti con CAVD sono quindi a rischio di sviluppare
la malattia conclamata se anche la madre è portatrice di tali mutazioni
geniche. Assume quindi un'importanza critica lo screening della madre (più
che del padre) per ridurre al minimo il rischio di avere figli con fibrosi
cistica (non è possibile ridurre a zero tale rischio perchè non tutte le
mutazioni geniche della fibrosi cistica sono ancora conosciute). Vengono
di solito analizzate le principali (circa 30) mutazioni geniche della fibrosi
cistica, tra cui la più comune, la DeltaF508. Anche in caso di presenza
di mutazioni geniche in entrambi i partners, questi, dopo una dettagliata
informazione da parte dei medici, possono decidere di tentare una riproduzione
assistita effettuando, in caso di sviluppo di embrioni, una diagnosi preimpianto
o prenatale.
Quando si utilizzano le procedure diagnostiche standard, la prevalenza di
mutazioni del gene della fibrosi cistica nelle ostruzioni idiopatiche degli
epididimi non sembra differire rispetto a quella della popolazione generale;
tuttavia indgini genetiche più estensive (IVS8-5T testing) sembrano documentare
un tasso di mutazioni significativamente più elevato (Mark et al., 1999)
Riepilogo: sono assolutamente da screenare per la fibrosi cistica i pazienti
affetti da CAVD e le loro partners. Non è escluso che anche una parte delle
ostruzioni idiopatiche degli epididimi possa essere causata da mutazioni
del gene della fibrosi cistica.
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F) INDAGINI STRUMENTALI
f1) Velocimetria doppler
L'impiego del doppler nei pazienti con azoospermia è strettamente collegato
alla problematica, tuttora in discussione, dei rapporti tra varicocele ed
azoospermia. Attualmente, a riguardo, esistono due correnti di pensiero:
a) Autori che, sulla scorta di studi che dimostrano una ricomparsa di spermatozoi
nell'eiaculato dopo trattamento del varicocele, considerano indicata ed
utile la ricerca e la correzione di questo nel paziente azoospermico e che
quindi, oltre all'esame obiettivo, consigliano lo studio dei funicoli spermatici
con doppler o ecodoppler. In particolare, in caso di negatività dell'esame
obiettivo, la presenza di un reflusso venoso "subclinico" all'esame doppler
potrebbe rappresentare una indicazione al trattamento di esso.
b) Autori che, in base ad altri studi che non mostrano significativi miglioramenti
dello spermiogramma dopo trattamento del varicocele, non ritengono indicata
la sua ricerca con doppler nei pazienti azoospermici.
Da una revisione della letteratura ed in base alla nostra esperienza personale
riteniano il trattamento del varicocele generalmente scarsamente influente
su di una condizione di azoospermia. In particolare, nei varicoceli di basso
grado o subclinici la correlazione con l'azoospermia sembra essere puramente
casuale. Nei pazienti di età più avanzata con varicocele rilevante, pur
essendo postulabile un ruolo patogeno cronico di questo sulla spermatogenesi
fino ad arrivare alla condizione di azoospermia, il trattamento è difficile
che possa migliorare la fertilità spontanea, ma può avere riflessi positivi
sull'ejaculato ai fini di ICSI: esso non dovrebbe comunque ritardare l'impiego
delle tecniche di riproduzione assistita, soprattutto in funzione dell'età
della partner. In pazienti azoospermici per i quali esista comunque una
indicazione chirurgica diagnostica/terapeutica a esplorazione scrotale e/o
biopsia testicolare sembra giustificabile la legatura delle vene spermatiche
a sinistra qualora sia presente un reflusso venoso spermatico al doppler.
Matthews et al. 5 hanno riportato la comparsa di spermatozoi nell’ejaculato
in 12 dei 22 pazienti azoospermici sottoposti a correzione del varicocele
(tre di loro hanno anche indotto una gravidanza spontanea). L’Autore dichiara
che il riscontro di arresto maturativo o di ipospermatogenesi alla biopsia
testicolare omolaterale rappresenta un fattore prognostico positivo.
Kim et al 6 hanno ottenuto la comparsa di spermatozoi in 12 dei 28 pazienti
azoospermici sottoposti a correzione del varicocele. Ad un follow-up a 24
mesi la concentrazione spermatozoaria era di 1.2 ± 3.6 x 106/ml e la motilità
totale di 19 ± 24% (range 0 to 80). Anche da questo lavoro emerge che il
riscontro di arresto maturativo spermatidico o di ipospermatogenesi alla
biopsia testicolare omolaterale risulta un fattore prognostico positivo.
Nessuna gravidanza naturale è stata ottenuta a distanza di due anni dall’intervento.
Riepilogo: A nostro parere, la velocimetria doppler può non essere utilizzata
di routine nei soggetti azoospermici, ma andrebbe riservata solo a casi
selezionati, in pazienti giovani, con varicocele di grado elevato e/o con
ipoplasia testicolare omolaterale come completamento dell'esame obiettivo,
in vista di un possibile trattamento del varicocele.
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f2) Ecografia scrotale
Consente di valutare con estrema precisione le dimensioni delle gonadi
(specialmente quando esse risultino mal apprezzabili alla palpazione per
la presenza di idrocele o di voluminoso varicocele o di ernia inguino-scrotale),
e il loro ecopattern (Jarvis & Dubbins, 1989; Nashan et al., 1990; Honig,
1994). La struttura del parenchima risulta omogenea, con ecogenicità di
intensità medio alta. La presenza di zone ipo- o iperecoiche (Lenz et al.,
1993), come pure di spots fortemente ecoriflettenti (microlitiasi testicolare)
(Miller et al., 1996) devono far sospettare la presenza di disfunzioni della
spermatogenesi. Sebbene questi quadri siano frequentemente osservabili in
gonadi di consistenza ridotta o in ex criptorchidi, capita a volte che vengano
riscontrati in gonadi apparentemente normali. La presenza di spots iperecoici
nel contesto del parenchima è frequente anche nelle ostruzioni totali dell'epididimo
[stasi intratubulare? danno secondario della spermatogenesi? sclerosi tubulare
e peritubulare? (Jarow et al., 1985)], ed in particolar modo nella fibrosi
cistica. In questi ultimi pazienti è possibile osservare micropolicistosi
della rete testis (Ginzburg et al., 1995).
La prevalenza di neoplasie gonadiche risulta maggiore nei soggetti affetti
da oligo-azoospermia secretoria rispetto alla popolazione generale. In questi
soggetti l’ecografia testicolare consente di riscontrare neoplasie di dimensioni
molto ridotte e non palpabili (Nashan et al., 1990; Behre et al., 1995).
Particolare attenzione va posta all'ilo testicolare, una banda iperecoica
che attraversa buona parte della ghiandola e che termina al polo superiore
(in prossimità dell'inserzione del caput epididymis sulla gonade). Al suo
interno si possono infatti osservare microcalcificazioni o microcisti, entrambi
segni di sospetta ostruzione intratesticolare (Brown et al., 1992). Anche
nel parenchima testicolare possono essere visibili cisti e microcisti, anch'esse
solitamente attribuibili a ostruzioni intratesticolari.
L'ecografia è utile per valutare l’epididimo, ed in particolare la porzione
cefalica dell'organo che risulta la meglio indagabile (Leung et al., 1984;
Nashan et al., 1990; Watson & Older, 1994). Il caput epididymis appare come
una stuttura semicircolare adagiata sul polo superiore della gonade. Ha
una struttura omogenea con echi di intensità sovrapponibile a quella della
gonade.
L'epididimo rappresenta la sede più frequente di ostruzione nelle azoospermie
ostruttive (Pryor, 1992). In questi casi una attenta palpazione consente
talora di fare diagnosi o perlomeno di sospettarla fortemente. L'ecografia
quindi si utilizza come indagine confirmatoria, allorchè evidenzia all’interno
dell’organo aree iper- oppure ipoecoiche, cisti e microcisti (Colpi et al.,
1994)
f3) Ecografia transrettale
L'ecografia transrettale (TRUS) ha drasticamente ridotto l'uso della
deferentovesciculografia (DVG) nella diagnosi dei disturbi dello svuotamento
delle vie seminali distali (vescicole seminali, ampolle deferenziali, dotti
ejaculatori, prostata, uretra prostatica). I motivi vanno ricondotti alla
totale non-invasività della metodica, alla sua ripetibilità e alla sempre
maggiore definizione delle apparecchiature disponibili.
L’uso routinario della TRUS negli oligo-azoospermici ha evidenziato una
prevalenza di anomalie delle vie seminali distali (quindi di quadri potenzialmente
ostruttivi) decisamente più elevata rispetto a quanto si pensasse fino a
pochi decenni fa (Colpi et al., 1992; Jarow, 1993).
Le anomalie ecografiche potenzialmente correlate con ostruzioni delle vie
seminali distali sono così schematizzabili (Colpi et al., 1990):
f3-1) cisti intraprostatiche mediane: cisti di origine mulleriana (Gil
Vernet, 1953; Schuhrke & Kaplan, 1978) o del seno urogenitale (Elder & Mostwin,
1984). Le prime non comunicano per definizione con i dotti ejaculatori,
ma esercitano una compressione estrinseca su di essi. Tali cisti non contengono
spermatozoi al loro interno. Le seconde comunicano con i dotti ejaculatori,
che quindi sboccano in una cavità a fondo cieco. Tali cisti possono contenere
spermatozoi.
f3-2) cisti intraprostatiche paramediane: cisti di origine wolffiana,
di norma cisti o ectasie pseudocistiche del dotto ejaculatore. Possono contenere
spermatozoi.
f3-3) cisti extraprostatiche, retrovescicali: cisti di origine wolffiana,
di norma cisti o ectasie pseudocistiche delle vescicole seminali o delle
ampolle deferenziali. Contengono spesso spermatozoi.
f3-4) ostruzioni post-flogistiche dei dotti ejaculatori: dotti ejaculatori
dilatati in parte o in toto, anecoici, con pareti iperecoiche, irregolari.
Calcificazioni lungo il decorso dei dotti o a livello del veru montanum.
Calcoli seminali incuneati nel tratto preduttale.
f3-5) dilatazione delle vescicole seminali: si considerano dilatate le
vescicole il cui diametro antero- posteriore risulti > 15 mm (scansione
longitudinale). La presenza di aree anecoiche policicliche all’interno di
vescicole seminali dilatate è da considerarsi segno di stasi (Colpi et.
al., 1987) o di flogosi cronica (Christiansen et al., 1991).
Tramite l’ecografia transrettale operativa è possibile aspirare il contenuto
delle formazioni cistiche delle vie seminali distali, ed accertare la presenza
di spermatozoi al loro interno. Tale procedura ha valore sia diagnostico
che terapeutico (gli spermatozoi aspirati potrebbero essere utilizzati per
ICSI).
Per completezza si segnalano le ulteriori rare anomalie:
f3-6) agenesia vescicolare: osservabile spesso nelle forme di agenesia
epididimo-deferenziale. Tali anomalie possono associarsi a concomitante
agenesia del rene e dell'emitrigono vescicale omolaterale (Beeby, 1974),
quando monolaterali.
f3-7) Ectasia della vescicola seminale per sbocco ectopico dell'uretere
omolaterale (Das and Amar, 1980).
f3-8) Sclerosi vescicolare post-tubercolare.
Riepilogo: nella azoospermia e nella criptozoospermia l’ecografia scrotale
va sempre effettuata per l’elevata probabilità di riscontrare anomalie gonadiche
e delle vie seminali prossimali. Non va inoltre sottovalutato il maggior
rischio di neoplasie gonadiche occulte nei pazienti con azoospermia secretoria.
L’ecografia scrotale è particolarmente indicata quando non sia possibile
effettuare un esame obiettivo attendibile per la presenza di idrocele, grosso
varicocele e grosse cisti epididimarie.
L’ecografia transrettale risulta imprescindibile nella valutazione del maschio
azoospermico in cui permanga il sospetto di una patologia ostruttiva. In
un elevato numero di casi può evitare l’esecuzione della deferentovesciculografia.
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G) BIOPSIA TESTICOLARE ED AGOASPIRATO
Le indicazioni sono lievemente cambiate negli ultimi anni per l'avvento
della MESA (Microsurgical Epididymal Sperm Aspiration) e della TESE (Testicular
Sperm Extraction) + ICSI. Da ricordare che ancora oggi in buona parte dei
casi di azoospermia la diagnosi differenziale definitiva tra azoospemia
ostruttiva e secretoria è possibile solo con la biopsia testicolare. Da
ricordare anche che la ICSI non rappresenta l'unica terapia per l'azoospermia
(vi sono anche le ricanalizzazioni microchirurgiche, le disostruzioni dei
dotti eiaculatori, l’ipogonadismo ipogonadotropo trattabile, etc.). Da qui
l'importanza di una precisa diagnosi eziologica, sia ai fini della scelta
della terapia appropriata, sia, nel caso della ICSI, della scelta della
migliore tecnica di recupero di spermatozoi, sia, infine, per poter formulare
una predizione delle possibilità di successo dell'ICSI.
L'ipoplasia testicolare bilaterale associata a notevole elevazione dei valori
dell'FSH non rappresenta più una controindicazione alla biopsia testicolare
(spermatozoi presenti nel parenchima testicolare nel 45% di questi casi)(Tournaye
et al., 1996). Sulla base del dato clinico che oltre il 95% dei pazienti
con agenesia dei deferenti ha una normale spermatogenesi, e che l'unica
terapia efficace dell'affezione è rappresentata dalla ICSI, è giustificato,
in caso di deferenti non palpabili, omettere la biopsia ed effettuare direttamente
il recupero di spermatozoi per ICSI. La biopsia può altresì essere omessa
sia nelle azoospermie da ostruzione distale nelle quali un recupero transcutaneo
od un wash-out di spermatozoi del tratto deferento-ampullo-vescicolare chiariscano
la causa dell'azoospermia e rendono immediatamente possibile la terapia,
sia in altre azoospermie ostruttive da causa certa (vasectomizzati). Da
una revisione della letteratura è possibile individuare tre principali posizioni
nei confronti della biopsia testicolare diagnostica.
a) Autori che non ritengono opportuno praticare di routine uno studio diagnostico
istologico o citologico testicolare e che eseguono direttamente una TESE
o PESA o TESA + ICSI (Tournaye, 1996)
b) Autori che eseguono sempre (tranne nei casi sopra citati) una biopsia
testicolare chirurgica diagnostica prima di intraprendere il trattamento
(Silber, 1996).
c) Autori che eseguono sempre un agoaspirato per esame citologico diagnostico
(Foresta, 1992).
Per quanto riguarda questo ultimo punto, esistono solo pochi lavori in letteratura
che hanno comparato i risultati dell'agoaspirato testicolare con un esame
istologico tradizionale (Foresta, 1992). In linea di massima riteniamo che
l'agoaspirato sia sufficientemente attendibile in caso di ritrovamento di
spermatozoi o elementi maturi (spermatogenesi normale) ma non lo sia in
caso di assenza di elementi maturi (arresto maturativo, Sindrome a sole
cellule del Sertoli, ipospermatogenesi?).
Per quanto riguarda la biopsia chirurgica riteniamo che, al momento attuale,
essa vada ancora eseguita nello studio diagnostico (tranne che nei casi
sopra menzionati) non essendo sempre giustificato un impiego "a tappeto"
della ICSI nelle azoospermie, per poter dare ai pazienti un'indicazione
sulla prognosi della loro infertiliti e per stabilire eventualmente l'indicazione
ad effettuare altri esami diagnostici (microdelezioni cromosomiche, FISH
etc). In dipendenza dalle motivazioni del paziente, dalla spesa economica,
dalla possibilità di back-up con seme di donatore, riteniamo che solo in
alcuni casi di azoospermia di certa natura secretoria (marcata ipoplasia
testicolare, FSH notevolmente elevato) sia giustificabile effettuare direttamente
un tentative di TESE + ICSI senza avere una precedente istologia testicolare
diagnostica.
g1) Note di tecnica
Ai fini diagnostici è consigliabile una biopsia singola su ciascun testicolo.
La biopsia multipla, anche se (forse) più accurata, è sicuramente troppo
invasiva al solo scopo diagnostico. Riteniamo più adeguata la biopsia chirurgica
tradizionale, possibilmente con tecnica a "finestra", senza esteriorizzazione
del testicolo, rispetto alle tecniche percutanee con ago tru-cut o di altro
tipo. Queste ultime, infatti, spesso non permettono di ottenere un adeguato
frammento per l'istologia (tessuto testicolare scarsamente compatto) ed
in definitiva non sono meno invasive (puntura alla cieca, rischio di ematocele,
di ematomi intratesticolari, di danno epididimario, necessità comunque di
anestesia locale). Inoltre è consigliabile:
-
Manipolare il meno possibile
il pezzo da asportare e da analizzare.
-
Utilizzare fissativo adeguato
(Bouin, Zenker).
-
Esaminare almeno 20 tubuli.
-
Associare quando possibile
una preparazione a fresco (wet prep) o, meglio ancora, un frammento
per TESE diagnostica e/o eventualmente terapeutica tramite congelamento
del pezzo o degli spermatozoi.
-
Controllare la presenza di
altri elementi maturi (spermatidi rotondi e allungati) per eventuale
successive ROSI, ROSNI ed ELSI.
g2) Quadri Istologici
Essenzialmente sono 5:
-
Spermatogenesi normale (ostruzione)
-
lpospermatogenesi
-
Aplasia cellule germinali
(SCOS)
-
Completa
-
Incompleta
-
Arresto maturativo
-
Completo
-
Incompleto
-
Sclerosi tubulare
Un recente lavoro di Tournaye (1996) ha analizzato il valore predittivo
della biopsia testicolare ai fini di un successivo recupero di spermatozoi
per ICSI nelle diverse situazioni istologiche. Complessivamente in caso
di ritrovamento di spermatozoi nella biopsia, il valore predittivo positivo
è del 83,3%; in caso di assenza di spermatozoi il valore predittivo negativo
è del 68,7%. In particolare, distinguendo i vari quadri istologici la possibilità
di recupero di spermatozoi è la seguente:
Da questo studio risulta quindi che la biopsia testicolare è più predittiva
nei casi di ipospermatogenesi, di normale spermatogenesi e nella SCOS che
negli arresti maturativi.
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H) ESPLORAZIONE SCROTALE
L'esplorazione scrotale è stata storicamente impiegata di routine in
tutti i casi di azoospermia, unitamente alla biopsia testicolare ed alla
DVG.
L'atteggiamento attuale, prevedendo nell'atto esplorativo anche una possibile
contestuale risoluzione chirurgica dell'azoospermia ostruttiva, ha fatto
ridurre in modo rilevante l’indicazione alla sola esplorazione che, riteniamo,
oggi debba essere limitata ai soli casi in cui sia fortemente sospettata
un’ostruzione. Al verificarsi di questa eventualità l’andrologo deve quindi,
in concomitanza ad un prelievo chirurgico di spermatozoi (da crioconservare
ed utilizzare successivamente per ICSI), provvedere anche ad un tentativo
di ricostruzione microchirurgica della via seminale ostruita. In questa
ottica che risponde anche ad esigenze etiche (possibilità in caso di successo,
di ottenere gravidanze spontaneamente ed anche ripetute), l'esplorazione
deve essere fatta da un'equipe altamente specializzata, con tecnica chirurgica
“pulilta”, nel pieno rispetto dell'integrità anatomica dell'organo, riducendo
per quanto possibile aderenze post-operatorie, anche in previsione di eventuali
reinterventi. Non è infatti rara l'eventualità, in corso di esplorazione,
di non poter effettuare la ricostruzione per difficoltà tecniche, logistiche
o allorquando permanga un dubbio diagnostico; in questo caso la soluzione
microchirurgica dovrà essere rinviata ed effettuata in caso di risposta
istologica favorevole.
Scopo fondamentale dell'esplorazione scrotale è quindi la valutazione diretta
delle caratteristiche del testicolo e delle vie seminali. L'apertura della
vaginale deve essere la più piccola ed atraumatica possibile, il testicolo
non deve essere esteriorizzato; la vaginale propria toccata solo nel punto
della breccia albuginea e non sfiorata neanche con tamponcini. Al termine
della sutura albuginea, si procede ad un’accurata osservazione del tubulo
epididimario che, attraverso la trasparenza della vaginale propria, appare,
in condizioni normali, di colorito bianco-rosato.
Il reperto invece, di tratti dilatati più o meno estesi, di aree di colorito
biancastro, giallastro o grigio-bluastro (aree malaciche nelle quali è presente
una reazione leucocitaria) deve far pensare ad una genesi ostruttiva (di
varia natura) dell’azoospermia. Inoltre si possono a volte osservare formazioni
cistiche prevalentemente a carico dell'epididimo. In questo caso risulta
utile l'ausilio di un mezzo ottico di ingrandimento per stabilire se si
tratti. di cisti semplici o di spermatoceli (amplia dilatazione del tubulo
epididimario contenente spermatozoi).
Comunque in tutti questi casi si dovrà pensare, come già detto, ad una contestuale
risoluzione microchirurgica dell'infertilità.
L'intervento si conclude con un'accurata chiusura della vaginale comune
(non eversione!) previa rninuziosa emostasi ed instillazione di soluzione
eparinata o cortisone nella ferita.
I) DEFERENTOVESCICULOGRAFIA (DVG)
La DVG è una indagine per immagini (Boreau, 1974) che valuta la morfologia
e la pervietà delle vie seminali distali. Veniva di norma effettuata in
associazione alla biopsia testicolare ed alla esplorazione epididimaria.
Attualmente la DVG viene effettuata come indagine morfologica d'elezione
sulla base di reperti ecografici patologici o di precedenti anamnestici
che facciano sospettare un’ostruzione inguinale dei deferenti (post-ernioplastica).
Sotto il profilo tecnico la DVG si può effettuare in anestesia locale. Si
esteriorizzano i dotti deferenti per 1 cm e li si incannula con un ago a
farfalla corto (9.5 mm) 25 G. Si procede quindi ad infondere mezzo di contrasto
non-ionico nelle vie seminali distali, scattando alcuni radiogrammi (o,
quando possibile, registrando in tempo reale la progressione del mezzo di
contrasto tramite apparato per angiografia digitalizzata).
Una corretta tecnica di inserimento dell'ago a farfalla non comporta assolutamente
problemi di ostruzione jatrogena del dotto deferente (Payne et al., 1985;
Colpi et al., 1994; Poore et al., 1996), anche se altri Autori enunciano
opinioni in contrasto e propongono la transezione del deferente e la ricostruzione
microchirurgica.
Una posa radiografica “a bacino aperto” dopo aver fatto ejaculare il paziente
(a distanza di 15-30 minuti dal termine della DVG) consente di valutare
il grado di svuotamento delle vie seminali distali (Ichijo et al., 1981).
In caso di normale pervietà dei dotti ejaculatori, i dotti deferenti ed
il tratto ampullo-vescicolare non saranno pressochè più visibili. In caso
contrario, una o entrambe le vescicole seminali rimarranno ancora visibili
per il ristagno di mezzo di contrasto.
Il limite reale della DVG sta nella sua capacità di evidenziare con certezza
solo le anomalie più eclatanti, lasciando sempre nel dubbio diagnostico
quando ci si imbatte in irregolarità morfologiche più sfumate. Un recente
studio (Colpi et al., 1997) ha inoltre dimostrato che il riscontro di alterazioni
radiologiche (anatomiche) delle vie seminali distali non esclude una condizione
di pervietà funzionale delle vie seminali stesse, e viceversa che una apparente
normalità anatomico-radiologica delle vie seminali distali non esclude l’esistenza
di una alterata pervietà funzionale delle stesse (=ostruzioni su base funzionale).
In tempi recenti è stata proposta anche la vesciculografia o VDG per via
retrograda, per puntura transperineale o transrettale delle vescicole seminali
o di cavità patologiche con esse comunicanti. Tale metodica, pur non scevra
di errori, in alcuni casi può sostituire la tecnica tradizionale aggiungendo
ulteriori dati informativi, con la possibilità anche di accertare o meno
la presenza di spermatozoi nel liquido aspirato (chiarificando così la causa
dell’azoospermia)(Jarow, 1996) e di crioconservarli eventualmente per ICSI
L) SEMINAL TRACT WASHOUT (STW)
Lo STW è una indagine che valuta la pervietà funzionale delle vie seminali
a valle dell'epididimo. Esso consiste in un lavaggio anterogrado delle vie
seminali a partire dal tratto più prossimale del dotto deferente, con una
tecnica simile alla deferentovesciculografia (e pertanto può essere effettuata
contemporaneamente a quest’ultima). Dopo aver incannulato i dotti deferenti
con lo stesso ago a farfalla usato per la DVG, si iniettano 30 ml di soluzione
salina e blu di metilene per parte. Gli spermatozoi giunti in vescica vengono
recuperati tramite cateterismo o, in alternativa, con le prime due minzioni.
Il materiale spermatico viene centrifugato e gli spermatozoi contati in
camera di Burker o di Makler. In presenza di una ostruzione anatomica o
funzionale dei dotti ejaculatori, pertanto di una condizione di stasi spermatozoaria
nelle vie seminali, il numero di spermatozoi ottenuti con lo STW risulterà
maggiore rispetto a quello presente nell’ejaculato. Il caso contrario, vale
a dire il riscontro di un numero di spermatozoi da STW minore rispetto a
quello della conta totale dell’ejaculato, confermerà una normale pervietà
funzionale delle vie seminali distali (Colpi et al., 1994).
Come segnalato nel capitolo relativo alla deferentovesciculografia, non
sempre ad una anomalia morfologica delle vie seminale distali corrisponde
una reale alterazione della loro pervietà e viceversa. Pertanto, prima di
proporre una resezione transuretrale dei dotti ejaculatori per una presunta
ostruzione cistica o post-flogistica è indicata l’esecuzione di uno STW.
Solamente il recupero in vescica di un elevato numero di spermatozoi nel
cripto-azoospermico confermerà l’esistenza di una reale ostruzione delle
vie seminali distali (e soprattutto la pervietà degli epididimi), salvo
i casi in cui l’ostruzione del dotto ejaculatore risulti insormontabile
anche all’iniezione sotto pressione del liquido di lavaggio. In tali casi
il liquido che talvolta refluisce nella siringa durante l'iniezione permette
non di rado il recupero di spermatozoi da usare per fecondazione assistita
immediatamente dopo crioconservazione.
In caso infine di “lavaggio” possibile senza incontrare resistenza e riscontro
di assenza di spermatozoi nel liquido recuperato dalla vescica si confermerà
indubbiamente una ostruzione a monte del deferente o un problema di natura
secretoria.
Riepilogo: le indagini invasive finalizzate allo studio delle vie seminali
distali sono la deferentovesciculografia e il seminal tract washout. La
prima valuta la morfologia delle vie seminali distali, la seconda la pervietà
funzionale delle stesse. Entrambe le procedure possono essere eseguite contemporaneamente
e consentono una diagnosi molto accurata in caso di azoospermia sospetta
ostruttiva, sia per accertare disturbi di svuotamento da patologie ampullo-duttali,
sia in corso di intervento microchirurgico ricostruttivo della via seminale
prossimale per accertare la pervietà delle vie seminali distali.
Crescendo l’esperienza, in alternativa alla DVG, ed ad un costo minore,
si può ricorrere alla sola ecografia transrettale associata allo STW. Quest’ultimo,
in talune forme di azoospermia da ostruzione dei dotti ejaculatori e negli
anejaculanti, consente anche di recuperare spermatozoi da crioconservare
per ICSI
Bibliografia
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Tracts. Basel: Karger, 1974.
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Colpi GM, Negri L, Scroppo
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Colpi GM, Negri L, Nappi
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Ichijo S, Sigg C, Nagasawa
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Urol. Intern 36:35, 1981.
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Payne SR, Pryor JP, Parks
CM. Vasography, its indications and complications. Brit J Urol 1985;
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Poore RE, DeFranzo AJ, Schneider
A, Woodruff R, Jarow JP. Puncture versus partial thickness vasotomy:
which is the best technique for vasography. American Society for Reproductive
Medicine. Abs. P-226, S197, 1996.

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Redattore: Aldo Campana,
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