Ansia e depressione: il male di vivere

Approccio floriterapico ai disturbi ansioso-depressivi

M. E. Campanini
Psicologa Floriterapeuta, Milano

Depressione, ansia e attacchi di panico sono disturbi sempre più diffusi in tutto il mondo occidentale, in continuo aumento negli ultimi anni. Secondo uno studio recente quasi il 34% degli italiani soffre di un disturbo ansioso o depressivo. La medicina convenzionale le considera come malattie a sé stanti e tende a trattarle con terapie farmacologiche, combattendone i sintomi con un ricorso massiccio agli psicofarmaci, senza però tener conto dell’aspetto esistenziale, sociale e affettivo del malato.
Gli ansiolitici e gli antidepressivi, anche se possono “spegnere” momentaneamente il sintomo, non ne curano l’origine, la causa profonda, che se non viene affrontata continuerà ad alimentarsi e a dare segnali sempre più forti e “gridati” del malessere e del disagio.
Secondo una visione olistica e psicosomatica l’ansia e la depressione sono dei messaggi che il nostro corpo ci manda per avvisarci di una sofferenza più profonda, spesso ci vogliono dire che non stiamo vivendo in sintonia con noi stessi, che qualcosa dentro di noi viene soffocato, che stiamo reprimendo le nostre forze vitali, le nostre tendenze naturali, non stiamo facendo quello che amiamo e desideriamo, non stiamo esprimendo la nostra creatività, le nostre potenzialità, il nostro talento.
Questi concetti coincidono perfettamente con i principi espressi più di 70 anni fa da Edward Bach, il medico inglese che ha scoperto ed elaborato la floriterapia.
Bach considerava la malattia non come un nemico da combattere, ma come un alleato che ci segnala che qualcosa non va nel nostro modo di vivere, ci avverte che non stiamo ascoltando la nostra voce interiore; la malattia ci permette di conoscerci meglio e di prendere coscienza dei nostri errori: in questo modo il malessere e la sofferenza possono essere trasformati in un’occasione di rinnovamento e di rigenerazione, di crescita personale.
Anche Jung, del resto, diceva che la malattia non è uno “sbaglio” da estirpare, ma ha un significato simbolico da capire e rielaborare.
Bach ha scritto: “Nel corpo fisico la malattia è il risultato della resistenza della personalità alla guida del proprio Sé … Questo conflitto è la causa profonda della malattia e dell’insoddisfazione … Dobbiamo imparare a sviluppare la nostra individualità secondo le direttive del nostro Io superiore”.
Questi concetti sono attualissimi ancora oggi e costituiscono la base, l’impianto teorico della floriterapia.
I rimedi di Bach hanno una profonda azione energetica e non sintomatologica.
Non veicolano alcuna sostanza chimica (infatti non contengono molecole attive) ma veicolano un’informazione energetica, una sorta di messaggio psicologico; aiutano a sbloccare la nostra forza reattiva, ad attivare le energie necessarie alla guarigione.
È dunque un approccio terapeutico attivo e non passivo: non si cura il sintomo, ma l’atteggiamento disarmonico che ne è la causa.
La floriterapia si dimostra utile ed efficace nel trattamento di molti disturbi ansiosi e depressivi, a cui è particolarmente congeniale perché, come già detto, questi non sono semplici “sintomi” ma spie di un “male di vivere” più profondo e inascoltato.
I fiori corrispondono ad Archetipi, a qualità positive presenti in tutti gli esseri umani (come la fiducia, il coraggio, la sicurezza, l’empatia, la speranza) e grazie alla loro forza vibrazionale agiscono risvegliando queste qualità, stimolando lo stato d’animo positivo; quindi, per esempio, in caso di disturbi ansiosi il rimedio non sopprime la paura e l’ansia, ma aiuta a sviluppare il coraggio; in caso di depressione non sopprime la tristezza e il dolore, ma attiva la forza d’animo e la speranza.

Depressione

Nel sistema floriterapico sono diversi i rimedi che si dimostrano utili ed efficaci nel trattamento di stati depressivi. Rispondono positivamente alla floriterapia le depressioni reattive, per esempio depressioni conseguenti a eventi dolorosi o traumatici, lutti (reali o simbolici), perdite affettive, separazioni, abbandoni, ma anche insuccessi, delusioni, depressioni causate da malattie.
Si ottengono spesso buoni risultati in caso di depressione endogena in forma lieve o moderata, mentre risultati minori o scarsi si notano invece in patologie più gravi, di lunga data o di tipo depressivo maggiore, e in persone che assumono psicofarmaci da molto tempo.
Le depressioni reattive generalmente rispondono bene al trattamento con i fiori di Bach.
La prescrizione della miscela è sempre personalizzata secondo lo stato d’animo individuale, però vi sono delle combinazioni di alcuni fiori specifici a cui si ricorre più spesso e che in sinergia si dimostrano particolarmente efficaci.
I due rimedi di elezione sono Star of Bethlehem e Gentian.
Star of Bethlehem, l’antitraumatico del sistema Bach, è fondamentale per aiutare la persona ad attutire la violenza del trauma emotivo, a rielaborare l’angoscia e il dolore conseguenti e a stimolare una maggiore forza di reazione. Star of Bethlehem si dimostra molto efficace utilizzato in sinergia con Gentian, per lo scoraggiamento, la tristezza, la disperazione, il ripiegamento su se stessi, il senso di sconforto: in questo caso Gentian rafforza la fiducia, la speranza, la forza interiore, l’apertura verso nuovi investimenti emotivi.
L’essenza di Gorse va presa in considerazione in caso di malattie croniche, quando c’é rassegnazione, resa alla malattia, assenza di motivazioni; questo fiore aiuta a riattivare la speranza e la voglia di combattere e di guarire, con una ricaduta positiva sul sistema immunitario.
Altri due rimedi usati frequentemente in stati depressivi sono Honeysuckle e Wild Rose.
Honeysuckle è indicato per il rimpianto ossessivo, la nostalgia, la fuga nel passato, l’idealizzazione eccessiva del passato: il rimedio attiva una maggiore progettualità e capacità di vivere il presente; mentre Wild Rose agisce sull’apatia, la perdita di interesse per la vita, l’indifferenza verso il mondo esterno. Wild Rose è un rimedio molto energetico, che aiuta a sbloccare una grande forza di reazione e restituisce vitalità e voglia di vivere. Questi due rimedi, insieme a Gorse, possono essere di grande aiuto alle persone anziane che vivono stati depressivi in cui prevale il senso di rassegnazione, di inutilità, di emarginazione dalla vita e dalla realtà, quando gli anziani sono troppo aggrappati ai ricordi, perdono interesse per quello che li circonda e “si negano” al presente.
In tutti i tipi di depressione, Mustard e Sweet Chestnut sono rimedi spesso indispensabili. Mustard agisce sullo stato di malinconia, con tristezza, angoscia, voglia di piangere; è un rimedio molto utile nelle malinconie cicliche adolescenziali, negli stati depressivi in menopausa, e anche questo negli stati depressivi periodici degli anziani. Sweet Chestnut rappresenta la fase più critica della depressione endogena, corrisponde a uno stato acuto, uno stato di sofferenza insopportabile e di disperazione estrema (Bach lo definiva “la buia notte dell’anima”), con abbattimento del tono dell’umore, isolamento dai rapporti con gli altri, spesso disturbi fisici come insonnia, astenia, affaticabilità.
C’è poi un tipo di depressione caratteristica dei mesi invernali – il SAD, Disturbo Affettivo Stagionale – una condizione di disagio psicologico legata alla scarsità di luce solare, alla scarsa esposizione alla luce solare nei mesi invernali, e che trova giovamento in una combinazione di essenze: Mustard per la malinconia, il senso di tristezza e inquietudine; Scleranthus per la ciclicità di un evento che si presenta a cadenza stagionale; e un fiore del repertorio californiano, St.John’S Worth o Iperico, che agisce positivamente su tutti gli stati depressivi da carenza di luce (questo rimedio viene molto utilizzato nei paesi nordici). È interessante notare come Mustard e Iperico siano fiori di un intenso color giallo, molto luminosi, esprimono una simbologia di solarità e luminosità.

Disturbi ansiosi e panico

I fiori di Bach offrono un aiuto molto valido anche nei disturbi ansiosi, al punto che spesso la loro assunzione consente di attuare – là dove è possibile - una “disassuefazione” da terapie farmacologiche; in persone che assumono ansiolitici, per esempio, si possono inizialmente associare i fiori e poi ridurre gradualmente il dosaggio del farmaco, fino ad eliminarlo. Con un vantaggio innegabile: l’assenza totale di effetti collaterali, di tossicità e di interazioni negative con i farmaci
Rimedi molto utilizzati nei disturbi ansiosi sono Aspen e Agrimony. Aspen agisce sull’ansia generalizzata, senza motivo apparente (quelle che Bach definiva “paure vaghe di origine sconosciuta”), con senso di inquietudine, allarme, agitazione, sonno disturbato, incubi, tremori, tachicardia, mentre Agrimony è utile in caso di forte emotività, tensione, irrequietezza, tortura interiore e angoscia mascherati sotto un aspetto apparentemente allegro (Agrimony è utilissimo in molti stati ansiosi adolescenziali). Tra l’altro, il tipo Agrimony è un ansioso che tende a reprimere, a rimuovere le emozioni conflittuali, a somatizzare i suoi vissuti, le sue emozioni inespresse, e spesso in questo stato l’ansia è accompagnata da disturbi psicosomatici, da tic nervosi, a volte da bruxismo.
Questi rimedi mobilitano una grande forza energetica di risposta, attivano coraggio, calma e lucidità nell’affrontare le situazioni della vita.
Red Chestnut è l’essenza floreale a cui ricorrere in caso di ansia anticipatoria, e preoccupazione eccessiva per gli altri, iperprotettività, angoscia da separazione, mentre Mimulus si conferma il rimedio di elezione per tutti i tipi di fobie e le paure definite “di origine conosciuta”.
Nelle crisi di ansia e panico una combinazione molto utilizzata è quella di Rock Rose e Cherry Plum. Rock Rose offre un aiuto immediato nello stato acuto di panico con tachicardia, senso di soffocamento, sudorazione, tremori, ansia e terrore incontrollabili, mentre Cherry Plum agisce sul terrore di perdere il controllo, di morire o di impazzire. Questi rimedi, associati a Mimulus e Aspen, possono venire impiegati anche per lunghi periodi e costituiscono una combinazione che aiuta a diminuire l’ansia da evitamento, la “paura della paura”, la tensione, e a prevenire l’insorgenza di nuovi attacchi.
Naturalmente il Rescue Remedy - il rimedio d’urgenza o di pronto soccorso del sistema Bach - si rivela efficacissimo nella fase acuta delle crisi d’ansia e negli attacchi di panico. Assunzioni ripetute a breve distanza, anche ogni 5 minuti, aiutano a ridurre il panico, il terrore e i sintomi fisici associati. Nella mia esperienza ho verificato spesso l’efficacia del Rescue anche in applicazione cutanea: 2 o 3 gocce strofinate sulle tempie, sulla fronte, e specialmente sulla gola e sul plesso solare portano in genere un sollievo quasi immediato (molto utile la doppia somministrazione, orale e cutanea).

Disturbi ansiosi da stress

Sono poi numerosi anche gli stati ansioso/depressivi causati dallo stress, e in questi casi la floriterapia ci offre alcuni rimedi mirati molto efficaci: questo può anzi essere considerato un campo d’azione elettivo della floriterapia.
Tra i rimedi più utilizzati c’è sicuramente Elm, indicato per le situazioni legate al sovraccarico di responsabilità, alla sensazione di essere schiacciati, sopraffatti dagli impegni e dai doveri, all’dea di non riuscire più a far fronte alle normali attività, con stanchezza, astenia, depressione ansiosa, senso di improvvisa incapacità. Elm in questi casi trasmette una grande ricarica energetica, in genere agisce anche piuttosto velocemente sui disturbi ansiosi.
Può essere utile associare Hornbeam in caso di stanchezza mentale, in particolare da sovraccarico da stimoli, per esempio se c’è uno stato di ansia e tensione nervosa dopo aver lavorato molte ore al computer o a un videoterminale. (Questo rimedio è utile ai bambini o ai ragazzi che passano ore davanti ai videogiochi, alla playstation e possono poi manifestare episodi di forte tensione e ipereccitazione nervosa).
Vervain e Impatiens sono rimedi molto efficaci in molti casi di ansia legata a iperattività. Vervain è indicato per le persone frenetiche, esuberanti, che abusano delle proprie forze e non hanno il senso del limite; tendono a un esagerato dispendio energetico e possono anche manifestare crisi d’ansia con tensioni muscolari e insonnia con difficoltà di addormentamento; mentre Impatiens agisce sullo squilibrio legato all’iperattivismo, all’incapacità di fermarsi, alla tendenza ad accelerare il proprio ritmo esistenziale (queste persone possono andare incontro a episodi di tachicardia).
A tutti i rimedi indicati si può poi associare White Chestnut per i pensieri ossessivi, che molto spesso accompagnano i disturbi ansiosi e depressivi; il rimedio è utile quando c’è tendenza a rimuginare, con pensieri persistenti, circolari, invadenti, un dialogo interno torturante e ininterrotto. White Chestnut aiuta a rilassare la mente, migliora la concentrazione e può essere utile anche in caso di cefalea.
Non va dimenticato, naturalmente, che la floriterapia è comunque una cura personalizzata e che i rimedi vanno sempre scelti in base alle problematiche specifiche che emergono dal colloquio.
Quando una persona inizia una cura termale (e quindi decide di prendersi cura di se stessa) può essere molto utile associare anche una terapia con i fiori di Bach per aiutarla a scaricare la tensione, ad alleviare gli stati d’animo negativi e ad attivare una maggiore forza reattiva.
Grazie al trattamento con i fiori di Bach noi non otteniamo soltanto un risultato puramente sintomatologico. Perché il miglioramento o la scomparsa dei sintomi ansiosi o depressivi sono quasi sempre accompagnati da un processo parallelo di riflessione sul proprio “star male”, di presa di coscienza delle problematiche emozionali e di successiva rielaborazione personale. Infatti non c’è vera guarigione se c’è solo un ritorno allo stato precedente delle cose.
A mio giudizio è questo l’aspetto fondamentale nella terapia con i fiori di Bach.
Quando spieghiamo al paziente ansioso o depresso il motivo per cui abbiamo prescritto un determinato rimedio, e spieghiamo il principio energetico che il fiore esprime, noi focalizziamo l’attenzione e la riflessione sul disagio, sullo stato emozionale su cui andiamo a “lavorare”.
In questo modo si riesce a stimolare una presa di coscienza, una maggiore consapevolezza individuale. La persona impara a guardarsi dentro, ad ascoltarsi, inizia a dare un senso e un significato al disagio e alla sofferenza, e questo è il primo passo verso un’assunzione di responsabilità riguardo ai propri problemi, una nuova via di comprensione e di elaborazione, di attivazione delle risorse creative (e dentro di noi ce ne sono tante), di cambiamento e trasformazione.

 

 

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Redattore: Aldo Campana,