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Ansia e depressione:
il male di vivere
L’indipenza dell’intestino come risultato
di alta e specializzata sede neuronale
M.G. Petruccioli
Docente di Anatomia Umana Normale dell’Università degli Studi di Milano
La consapevolezza della scienza che l’elevato numero di neuroni e dei
loro collegamenti presenti nelle pareti intestinali avesse un’importanza
se non pari, forse assai simile alla massa dei neuroni encefalici, risale
agli inizi del 1900, tanto da indurre a denominare il sistema nervoso enterico
sistema “autonomo” suggerendo in tal modo addirittura una sua indipendenza
dal controllo del sistema nervoso centrale.
Dai primi esperimenti effettuati nel 1917 dal farmacologo tedesco P. Trendelenburg
che immergendo in succhi naturali un piccolo frammento intestinale dimostrò
l’esistenza in esso di un sistema nervoso autoregolantesi, alla definizione
data nel 1998 da un illustre studioso moderno, Michael D. Gershon, che ha
denominato questo complesso sistema nervoso “Secondo Cervello”, è trascorso
però quasi un secolo prima che questa idea così rivoluzionaria potesse cominciare
ad affermarsi. Parlare così oggi di “Intestino intelligente” non solo non
stupisce più, ma dimostra la rapidità con cui questo concetto si sta facendo
strada presso gli scienziati che, pur affrontando il problema da punti di
vista molto diversi, sono però tutti concordi senza scandalizzarsi, nell’attribuire
ad un organo, apparentemente così meno nobile, un aggettivo normalmente
riservato all’encefalo.
Possiamo quindi affermare, ricordando che la corretta etimologia della parola
intelligenza è “capacità di associazione e di coordinazione”, che l’intestino
possiede una mente o almeno alcune caratteristiche della mente, ed un breve
excursus fra le più recenti conoscenze sulla sua struttura, ci rende subito
atto di ciò.
Sono stati necessari quasi 40 anni di ricerche di studiosi quali Burnstock
o Furness, ma anche di italiani quali Costa o Gabella, perchè si potesse
finalmente affermare un rivoluzionario concetto sulle funzioni del sistema
nervoso enterico che partendo da vecchie concezioni, ma basandosi su nuove
conoscenze sia strutturali che funzionali ottenute con le più moderne tecniche,
ha completamente modificato l’idea che si aveva e che ancora spesso figura
come fondamentale nei più noti testi usati a scopo didattico.
Come spesso capita nello sviluppo della scienza, la spinta decisiva perché
queste nuove idee vedessero finalmente la luce, è stata determinata dalla
felice intuizione con cui M. D. Gershon, scienziato che dal 1965 si occupa
dello studio dell’intestino, ma che definire solo gastroenterologo è certo
riduttivo, ha titolato il testo in cui riporta le ricerche di più di 30
anni: “The second Brain”; in tale testo il sistema nervoso enterico è stato
completamente rivisitato permettendo anche, sfruttando queste nuove conoscenze
morfo-funzionali, una revisione eccezionale delle modalità di terapia delle
innumerevoli malattie intestinali.
Ma già in precedenza numerosi erano i punti di contatto tra il “primo” e
il “secondo” cervello che, più o meno consciamente, erano stati evidenziati:
primo fra tutti l’uso dell’aggettivo “irritabile”, con cui normalmente viene
definito un disturbo comportamentale, attribuito invece ad una sindrome
intestinale che sembra colpire il 30 % degli italiani e la cui causa si
fa spesso risalire ad un’incapacità dell’encefalo di reagire adeguatamente
a situazioni stressanti.
O attribuire all’encefalo l’ultima malattia scoperta a carico dell’intestino
denominata “Binge eating disorder” (“Sindrome dell’abbuffata”) che sembra
colpire il 3,5 % degli adulti e che determinata da un’incapacità dell’animo
di accettarsi qual è, trova di nuovo il suo bersaglio nell’intestino (il
senso di inutilità spinge a riempire il “vuoto” abbuffandosi con il cibo
). Sembra quasi che il “primo” cervello, resosi conto dell’indipendenza
del secondo, riversi su di esso i suoi problemi, mentre il “secondo”, molto
più generoso, si sta dimostrando in grado di aiutare il “primo”. È certo
infatti che un’alimentazione curata comprendente cereali, pesce e verdure
possa fornire un aiuto essenziale nella cura di stati depressivi : la presenza
infatti di acidi grassi polinsaturi nel pesce è in grado di aumentare il
livello di serotonina misurato nel liquido cerebrospinale mentre le Vitamine
C ed E sembrano diminuire il declino cognitivo forse perché capaci di mantenere
alto il livello di omocisteina nel sangue.
Ma è altrettanto noto che lo stato di salute dell’intestino influenza altamente
la vita emozionale e comportamentale dell’individuo, per cui è certo che
l’encefalo e l’intestino sono strettamente legati fra loro e che ciò che
li accomuna va ben oltre la presenza di migliaia di fibre nervose che li
connettono.
Il primo fattore di questa unione è forse proprio la serotonina, mediatore
chimico presente sia nell’encefalo che nei neuroni intestinali, che viene
usata nella cura di malattie neuropsichiche, ma che prodotta per il 95%
nell’intestino, non può non rappresentare per il futuro anche una certezza
per la risoluzione di malattie gastrointestinali; lo studio estremamente
avanzato sui suoi recettori, sette tipi di recettori 5-HT a tutt’oggi sono
stati individuati, danno molte speranze nella comprensione dei collegamenti
fra il Sistema Nervoso Centrale e l’intestino.
L’idea che l’intestino sia perciò non solo così legato all’encefalo da un’infinità
di fibre nervose o da uno o più neurotrasmettitori, ma addirittura rappresenti
un “piccolo cervello” autonomo dal “grande” in molte sue attività, è ormai
affermata a livello scientifico: più di 300 scienziati in tutto il mondo
stanno portando avanti questa rivoluzione.
Il vecchio concetto che, ignorando i 100 milioni di fibre del sistema nervoso
enterico, lo ha per decenni considerato un insieme di gangli i cui neuroni,
omogenei per forma e funzione, erano esclusivamente deputati ad un’azione
di relé di informazioni provenienti dal Sistema Nervoso Centrale e destinate
all’effettuazione delle varie attività intestinali, è stato quindi travolto
dalla scoperta nelle sue pareti di almeno 14 tipi di neuroni identificati
morfo-funzionalmente e soprattutto neurochimicamente.
Tale sistema così complesso è capace di estrinsecare sia attività riflesse
che attività dotate di un più alto grado di integrazione indipendenti dal
controllo di influenze neuronali esterne e che regolano la motilità, la
circolazione sanguigna e la secrezione.
Si è giunti a queste conclusioni con la scoperta effettuata da Burnstock
di nuovi neurotrasmettitori in alcuni neuroni inibitori intestinali, e partendo
da questo nuovo dato, si è determinata una svolta tale nelle ricerche in
tale campo che ha portato, in breve, al riconoscimento odierno di almeno
25 neurotrasmettitori espressi dai neuroni intestinali secondo codici estremamente
complessi e variabili sia in condizioni fisiologiche normali che nei vari
stati patologici. La neurochimica unita alle nuove metodiche di indagine
che sono state anche in grado di marcare in vivo i neuroni, ha quindi permesso
di individuare nel complesso sistema enterico neuroni sensitivi primari,
interneuroni a loro volta diversi a seconda della distanza dalla bocca o
dallo sfintere anale e neuroni effettori sia inibitori che eccitatori. Questa
pluralità di trasmissione neurochimica è risultata inoltre talmente simile
a quella presente nel Sistema Nervoso Centrale da permettere di attribuire
all’intestino capacità “intellettuali” tali da poterlo considerare come
un’identità indipendente, ma comunque anch’essa soggetta a mutamenti nelle
diverse condizioni sia fisiologiche che patologiche.
Certamente le migliaia di fibre che connettono i due “c e r v e l l i” creano
fra loro una comunanza d’azione che si estrinseca in innumerevoli modalità
ancora non del tutto note ma costituenti un eccezionale stimolo per ulteriori
ricerche; ma possiamo oggi affermare con maggiori certezze, che la complessa
rete di microcircuiti presenti nel sistema nervoso dell’intestino è alla
base di vitali attività avulse dal controllo del Sistema Nervoso Centrale.
«Non smetteremo di esplorare. E alla fine di tutto il
nostro andare
ritorneremo al punto di partenza per conoscerlo per la prima volta.»
Thomas Stearns Eliot

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Redattore: Aldo Campana,
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