Ricerche di medicina complementare in Lombardia

L’analgesia in travaglio di parto: la idropuntura

P. Greppi , L. Olivadoti, L. Fornaro, M.T. Pignari, E. Minelli*, N. Natale
U.O. Ostetricia e Ginecologia, Azienda Ospedaliera del SSN Lecco, Ospedale A. Manzoni, Lecco
*Centro Collaborante OMS per la Medicina Tradizionale dell’Università degli Studi di Milano

Abstract

Because of the increasing request of painless childbirth and the impossibility of giving a completely safe treatment by drugs and spinal anesthesia, we applied subcutaneous infiltration with saline in the appropriate sites defined by acupuncture.
Forty-two patients received SCIS (subcutaneous infiltration with saline) 2-4 ml, by 25G needles in sites 13S (13 times), 2RM (12 times), 3RM (once), 26Bl (25 times), 31Bl (13 times), 32Bl (11 times), 33Bl (3 times), 52Bl (9 times) in different combination according to the site of pain as referred by the patient. The administration of saline was performed by the midwife who was in charge of the labour.
Mean age was 31.76 (range 20-44), 11 were at their second delivery and 26 were nulliparous, 3 patients had a prior baby by cesarean section.
The pain relief was diagnosed by a 10 cm-visual scale signed at time 0 and after 20’, 60’ and 120’.
The request of analgesia was presented by the pregnant woman at 5 cm of dilation (range 0-10), in 8 cases it was requested at the beginning of labour. In 9 cases SCIS has been requested twice. In 24 cases pain was referred as diminished of at least 2 points. Pain was 9.3 at time 0, 7.4 at 20’, 6.3 at 60’; in 6 cases it was referred as disappeared.
Thirty patients experienced normal vaginal delivery (71.4%), in 6 cases (14.3% a Kristeller maneuvre was adopted, in 11.9% the delivery was ended by vacuum extractor and 3 cases experienced a caesarean section (7.1%).
The cooperation of the midwife is useful . The SCIS is unpainful and safe and gives a good relief of the labour pain.

INTRODUZIONE

Viste le aspettative delle donne in termini di riduzione del dolore in travaglio di parto e viste le caratteristiche delle modalità attualmente in uso per alleviare il dolore ci si propone di:

  • Ridurre la medicalizzazione del parto

  • Offrire una riduzione del dolore senza eliminare la partecipazione attiva della donna al parto

  • Non influire sullo stato di coscienza

  • Non esporre il feto-neonato ad effetti negativi

  • Non aumentare il numero dei parti operativi

  • Ridurre i costi

Mediante la idropuntura somministrata senza ricorrere al medico ma coinvolgendo una ostetrica adeguatamente preparata.

METODI

Viste le risultanze della letteratura e l’orientamento delle organizzazioni mediche abbiamo attivato uno studio pilota con cui ci siamo proposti si propone di sperimentare, in una prima fase senza randomizzazione, l’impiego della idropuntura (ISF) come analgesia in travaglio di parto nelle pazienti afferenti all’U.O. di Ostetricia e Ginecologia con gravidanza fisiologica e feto singolo in presentazione cefalica.
Tutte le pazienti con gravidanza singola sono state ammesse allo studio. Sono state escluse:

  • tutte le pazienti con evidenti segni di patologia in atto,

  • con pregressi fattori che documentino l’esistenza di rischio per la donna, la gravidanza, il feto

A tutte le pazienti che hanno chiesto l’analgesia è stato chiesto di sottoscrivere un Consenso Informato preparato ad hoc.

Per l’ISF si è utilizzata soluzione fisiologica sterile, 2-4 ml, mediante aghi 25G nei punti 13M (13 volte) 2RM (12 volte), 3RM (1 volta), 26V (25 volte), 31V (13 volte), 32V (11 volte), 33V (3 volte), 52V (9 volte), variamente combinati.
Quando il dolore è riferito in sede sovrapubica i punti privilegiati sono 2RM e 13M, in sede lombare il 26V e 52V, in sede sacrale il 26V, 30V, 31V, 32V e 33V. La localizzazione del dolore ha fatto a volte scegliere uno solo dei punti o combinando le diverse localizzazioni, in ogni caso l’infiltrazione era sempre bilaterale (con la ovvia esclusione del 2RM e del 3RM).

L’effetto del trattamento è stato valutato mediante la somministrazione di una scala da 1 a 10 proposto dall’ostetrica che segue la paziente al momento del trattamento e dopo 20’, 60’ e 120’.
La stimolazione mediante ISF è stata effettuata da ostetriche a ciò preparate .

RISULTATI

Sono state ammesse 42 donne di età compresa tra 20 e 44 anni (media 31,76). Di esse 26 erano alla prima esperienza di travaglio, 11 avevano partorito una volta e 3 avevano in precedenza subito un taglio cesareo.
La richiesta di analgesia da parte della donna si è manifestata in 8 casi già in fase prodromica ma in media a 5 cm di dilatazione con oscillazione da 3 a 10 cm.
Il travaglio è durato 4 ore e mezzo (range 15’-9h30’), dalla ISF al parto sono passate in media 3 ore (range 15’-8 ore).
In 9 casi si è proceduto a 2 ISF. In 24 casi si è ottenuta una riduzione del dolore di oltre 2 punti sulla scala . Il dolore si è rapidamente ridotto scendendo da una media da 9,3 a 7,4 a 20’, a 6,3 a 60’. In 6 occasioni il dolore era definito assente dalla paziente.
In 30/42 il parto è stato vaginale non operativo (71,4%); in 6/42 casi (14,3%) vi è stato un ausilio al parto mediante manovra di Kristeller; in 2 casi la Kristeller ha accompagnato l’applicazione di ventosa ostetrica, la ventosa è stata utilizzata in altri 3 casi (totale 5/42 pari al 11,9%) e in 3 casi si è effettuato TC (7,1%) di cui 2 per indicazione medica ed 1 per motivi psicologici.

DISCUSSIONE

È evidente il vantaggio di far effettuare la stimolazione da parte dell’ostetrica sia per la maggiore disponibilità di tempo sia per la continuità del rapporto con la donna, sia per l’atteggiamento più favorevole dell’operatore nei confronti delle “nuove” metodologie.

L’ISF è stata applicata solo ai fini di ridurre il dolore. I risultati sono stati molto soddisfacenti arrivando in 6 casi ad ottenere una completa analgesia. L’effetto analgesico sembra raggiungere il massimo dopo 60’ e in seguito non si hanno se non sporadicamente ulteriori miglioramenti. L’effetto però non sembra esaurirsi ma si mantiene anche alla rilevazione effettuata a 120’.
In 3 casi si è dovuti ricorrere al TC: in due casi per indicazione medica (sospetta corionamniosite e distocia dinamica) ed uno per motivi psicologici con incidenza notevolmente inferiore rispetto a quanto si verifica nella nostra sala parto (7,1% contro 15%). Il ricorso alla ventosa ostetrica è avvenuto nel 11,9% contro il 7,6% della popolazione generale. La nostra U.O. fa ricorso alla ventosa ostetrica in misura superiore alla media degli ospedali lombardi. In parte ciò è dovuto al basso numero di tagli cesarei, in parte all’uso della ventosa morbida di più facile applicazione e di minor traumatismo. Si conclude che l’effetto analgesico non sembra interferire sulle modalità del parto anche se la frequenza del ricorso al TC è ridotta dal 15% al 7% circa senza raggiungere comunque la significatività statistica (χ2 2,7).
Gli esiti neonatali sono ottimi come documentato dal punteggio APGAR e dalla misurazione dell’equilibrio acido-base sul sangue funicolare.
Il grado di soddisfazione materna è elevato.
A differenza delle somministrazione di acqua distillata intradermica, in misura minore nei confronti della iniezione sottocutanea, la infiltrazione con soluzione fisiologica è molto ben tollerata.

COROLLARIO

Una domanda ci si è posta nel corso della sperimentazione. La localizzazione dei punti è stata determinata su persone non gravide. Quanto le modificazioni dell’anatomia dell’addome e del seno incidono sulla paziente gravida a termine spostando la sede dei punti addominali?
E’ stata perciò effettuata ad opera di uno solo degli autori (LF) su 12 donne non gravide di età compresa tra 23 e 47 anni la misurazione in cm della distanza tra ombelico e il margine superiore della sinfisi pubica, tra i due capezzoli e della seconda falange del dito medio della mano (=cun). Tra le donne non gravide in un caso la distanza era inferiore a 4 cun ed in 4 superiore a 6 (Fig. 3). Le stesse misurazioni effettuate su 11 donne a termine di gravidanza hanno segnalato che la media delle distanze tra ombelico e sinfisi era di 5,93 con un range da 8,52 a 3,56 (Fig.4).
Le due popolazioni mostrano quindi la possibilità che durante la gravidanza la distanza ombelico-pubica si allunghi di 1,5 cun in media ma con la possibilità che tale allungamento sia maggiore (circa 3 cun) (Tab. 4).
Non intendiamo con ciò avere documentato un distacco tra la realtà e le indicazioni storicamente accettate ma solo aver evidenziato un piccolo dato che ci induce ad approfondire il problema.

BIBLIOGRAFIA

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  2. SIMG 2 febbraio 1999

  3. Eisenberg DM, Davis RB, Ettner SL, Appel S, Wilkie S, Van Rompay M, Kessler RC. Trends in alternative medicine use in the United States, 1990-1997. JAMA 1998; 280: 1569-75

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  5. Bollettino dell’Ordine dei Medici di Milano, 6/1999, allegato A, pag 3-4

  6. Piano sanitario nazionale. Triennio 2001-2003. Febbraio 2001

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  8. G Chamberlain, A Wraight, A Steer. Pain and its relief in labour: report of the 1990 NBT survey. Churchill Livingstone. Edinburgh 1993

  9. E Minelli, E Degiacomo, C Schiantarelli. Agopuntura clinica. Red! Novara, 2002

  10. L Martensson, G Wallin. Labour pain treated with cutaneous injection of sterile water: A randomised controlled trial. Br J Obstet Gynecol 1999; 106: 633-7

 

 

 
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Redattore: Aldo Campana,