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Ricerche di medicina complementare in Lombardia Valutazione dell’attività microcircolatoria del “lymdiaral” in pazienti affette da flebolinfedema F. Albergati*, P.A. Bacci** ABSTRACT Phlebolymphedema, even in its different classification types, represents a very frequent pathology, commonly present in the clinical practice: nevertheless, this situation is presented as a “symptom” rather than a true “disease” for the patient. It is common opinion that graduate elastic compression, physic exercise, NSAD and anti-inflammatory drugs are not always enough for the treatment of lymphatic dysfunction. In addition, it is also to remember that lymphatic system represents, still today, one of the most complicated fields of research and clinical application so that, in our opinion, it could give us a very big amount of important speculative and clinical evidences. Data coming from this Clinical Study confirm this rationale and reinforce the importance of extracellular structures in the genesis and maintenance of chronic diseases of blood vessels, like phlebolymphedema, and show that it is possible, today, to improve microvessel function also starting from another point, namely represented by extracellular structures. RIASSUNTO Abbiamo trattato dieci pazienti affette da flebolinfedema agli arti inferiori di durata maggiore di 1 anno. L’età media delle pazienti era di 52,7 ± 2 aa; tutte le Pazienti vennero accuratamente visitate ed indagate strumentalmente (Eco-Color-Doppler) per escludere
la presenza di insufficienze valvolari agli arti inferiori. La V.C.S.O. valuta la presenza, l’entità e la diffusione del danno microcircolatorio a livello capillaro-venulo-venoso, evidenziando con estrema precisione le anomalie stutturali dei vasi coinvolti nel processo patologico. Introdotta da Curri & Coll. nella pratica medica, questo esame rappresenta
oggi la miglior indagine disponibile per verificare eventuali alterazioni microcircolatorie a carico dei distretti citati. Anche il L.D.F. evidenziò un quadro di “iposfigmia”, e caratterizzato dalla presenza di HFRV (High Frequence Rhythmic Variations, complessi sisto-diastolici) di bassa ampiezza secondari alla ridotta capacità sfigmica arteriolare iuxta-capillare, ad indicare la tendenza alla scarsa contrattilità
della parete arteriolare. Al termine della valutazione microangiologica, a tutte le Pazienti venne prescritta l’assunzione di LYMDIARAL per via orale al dosaggio di 15 gtt. x 3 / die lontano dai pasti per un periodo di 3 mesi. Durante tale periodo era vietata la contemporanea concomitanza dei trattamenti comunemente utilizzati
per la patologia in esame (cfr. Testo). Tutte le Pazienti ritornarono alla visita di controllo successiva al termine del periodo di terapia prescritta. 6/10 riferirono un netto miglioramento soggettivo della sintomatologia agli arti inferiori a partire dalla terza settimana di terapia, mentre 2/10 riportarono tale miglioramento a partenza
dalla quarta, 1/10 a metà ciclo terapeutico e la restante riferì di non aver notato sostanziali modifiche. Tutte comunque segnalarono la scomparsa del formicolio specie serotino o secondario a prolungata ortostasi. Tutte le Pazienti vennero nuovamente sottoposte ad accurata valutazione flebologica per confermare l’assenza di intercorse patologie a carico del sistema venoso drenante dagli arti inferiori. La V.C.S.O. evidenziò un netto miglioramento della perfusione dei distretti capillaro-venulo-venosi, con incremento della vascolarizzazione pandistrettuale a carico dei campi/osservazione indagati. Anche i flussi a carico del Sistema delle Collettrici post-capillari risultarono incrementati, non
essendo state evidenziate franche stigmate di Stasi microcircolatoria. Purtuttavia, non possedendo il “LYMDIARAL” intrinseche e specifiche attività microvascolocinetiche, il dato ottenuto appare indubbiamente di grande interesse speculativo: sembra infatti lecito presupporre che tale incremento dei microflussi non sia direttamente legato all’attività del prodotto sulle arteriole iuxta-capillari, bensì sulla sua effettiva capacità di migliorare, sia in senso qualitativo che funzionale, la componente interstiziale perivascolare, ovverossia quello “spazio” in cui vengono a esplicarsi complessi e delicati fenomeni colloido-osmotici e di scambi tissutali. La “rinormalizzazione” di tale componente potrebbe giocare un ruolo fondamentale anche nella corretta espressione dell’attività sfigmica arteriolare e, verosimilmente, capillaro-venulare, riportando in tal modo le condizioni di “scambio” sul versante fisiologico da quello francamente patologico che è, appunto, caratteristica fondamentale del Flebolinfedema. In quest’ottica, appare quindi fondamentale in questa patologia intraprendere nuove vie speculative e clinico-sperimentali aventi come obiettivo non più solo il microcircolo (che è e rimane sempre parte di vitale importanza funzionale) ma anche il “periangio”, intendendo con esso tutte quelle componenti perivascolari che insieme al sistema dei microvasi arteriolari e capillaro-venulari, cooperano alla perfetta e continua omeostasi circolatoria, peraltro differente anche nel medesimo distretto in momenti diversi. Anche se ulteriori dati sperimentali e clinici si rendono ovviamente necessari, sembrerebbe chiaro che un ruolo importante nella perfetta funzionalità microvascolo-tissutale sia sostenuto sia dai vasi che dalla “Matrice”, e che il miglioramento di una delle due componenti porti con sè una corretta attività di tutta l’unità capillaro-tissutale.
Redattore: Aldo Campana, |